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24/02/2017
libri, storie

Il cuore in porto

dot Il cuore in porto

di Decio Lucano - DL News 

 

“Se i filosofi non portano pesi”, come scriveva Vittorio G. Rossi, gli imprenditori dell'industria marittima misurano i loro successi (e disfatte) portando metaforicamente (e pagando di persona anziché in parole scritte o dette) sulle loro spalle il percorso delle loro aziende nella crescita dei trasporti, della logistica e dei sistemi portuali. La storia insegna che c'è una natura parallela del percorso umano, quello della società (che viene anche in forma dispregiativa chiamata liquida) che cerca soluzioni nelle tecnologie per inserire i giovani nel sistema produttivo, e quella tradizionale dove la scuola di impresa e i valori sono insegnati e tramandati nell'ambito delle famiglie. A differenza dei colleghi industriali terrestri, il porto, la nave, gli armatori, i marittimi fanno economia, arricchiscono la storia, ma sono per l'opinione pubblica quasi sconosciuti nelle loro battaglie e nei loro luoghi di lavoro, perché  “il mare”, e cito ancora Vittorio G. Rossi, “è ancora quello”, una rete immensa di traffici che si sviluppano con genialità e capacità dell'uomo preposto al comando di una realtà navale o imprenditoriale. Il mare non fa sconti a nessuno, e la nave è una mini fabbrica viaggiante sulla superficie equorea. La logica è la stessa ma le problematiche per chi la gestisce sono superiori a quelle di terra.


Questa premessa per presentare un libro, Il cuore in porto, storia di baccàn e camalli, di navi e armatori di Bruno Musso (Mursia editore), uscito in questi giorni e che sarà presentato ufficialmente a Palazzo Ducale a Genova, come ci informa il Propeller Club, martedì 28 febbraio.


Bruno Musso in questa sua opera racconta la storia della sua famiglia e la storia della sua azienda (Grendi Musso Tarros), una narrazione biografica e autobiografica che risale agli inizi dell'800 coinvolgendo la storia d'Italia, le guerre, la partecipazione attiva nei conflitti bellici dei gubernator della famiglia, le redini del comando di aziende e le navi. Una famiglia di spedizionieri, un termine che oggi si declina e viene  incorporato in altre figure di operatori ma che Musso (come i Merzario la cui storia Tobia Costagliola ha ben descritto nel precedente DL News) eleva e estende al ruolo di armatori e terminalisti. Anzi, il successo dell'azienda di famiglia (un significato nobile che dovrebbe essere valorizzato oggi) è l'innovazione tecnologica, come le scoperte del '500 via  mare per aprire  nuove vie di traffico merci con la rivoluzione dei contenitori e del mondo trasportistico ad essi connesso, mantenendo fede al ruolo atavico nel dna famigliare dello spedizioniere.

 

Questa corsa verso il futuro è costato alla famiglia epiche battaglie tra l'800 e il 900 e con l'allora fortissimo dominio della Compagnia dei lavoratori guidati da consoli mitici come Batini. La prima nave portacontenitori in Italia è della Grendi Tarros, l'espansione delle linee, gli spazi per lo stoccaggio, il personale dedicato a un nuovo metodo di lavoro. Scontri allora definiti  “padronali” per arrivare a sancire il diritto di iniziare un nuovo corso, e farlo capire in un porto stretto tra moli e altre famiglie... Sempre citando il nostro méntore Vittorio G. Rossi, “prima bisogna scrivere con la propria pelle, cioè prima vivere, poi scrivere ...solo chi conosce la vita di mare può scrivere di mare” e Bruno Musso, la sua famiglia, oggi le nuove generazioni, si fa per dire, sono sempre pronti a cogliere le opportunità che il mare riserva loro. Nonostante la politica, gli uomini, le battaglie sociali che il porto di Genova ha subito dopo la seconda guerra mondiale.

 

In questo prezioso libro, pieno di cose e non di parole, c'è tutto, seguendo come dice Fabrizio Vettosi in altro articolo il “fil rouge” negli intrecci di finanza, investimenti, istituzioni, presidenti, uomini, perché sono loro che fanno la storia, avvincente ma gravosa per spianare la strada al progresso (con all'orizzonte l'e-commerce). Bruno Musso, come è nel suo carattere, scrive “senza mandare a dire” quello che pensa, nonostante la sua cultura economica british e il suo appeal discreto. Il suo stile è venato di lirismo, mi si passi, questa parola (ma lo ammette l'autore in un passaggio) derivato dalla sua passione per la poesia. Ho conservato un aureo libretto edito da Bozzi nel 1997 che contiene versi molto toccanti e sempre attuali dal titolo “ Vivevamo gli anni dell'incertezza”, Bozzi editore,  illuminazioni e presagi dagli anni 1955 /70 in poi con uno stile personale alla Caproni (“senza mescolare le parole”). Se avesse continuato (sono sicuro che lo ha fatto e chi sa dove ha messo i suoi versi successivi) sarebbe diventato un Poeta oggi celebrato. Di Musso ricordo anche Il porto di Genova, la storia, i privilegi, la politica (Celid 2008), dove con lucidità esalta e demolisce il quadro sintattico della scacchiera di questo grande emporio commerciale speculare a una città che lo conosce poco.

 

Di Musso do atto che è l'unico genovese in vista che ha contestato, in alcuni punti, il Waterfront di Renzo Piano,  numeri di superfici operative, di sostenibilità infrastrutturale, di investimenti, un senatore che fa anche l'architetto e che i genovesi amano come un Doge mecenate. Che dire ancora: sulla storia del porto hanno scritto autorevolmente Dario Dondero (i barbi dal sec. XV al sec. XIX, utile per capire quello che la storia ha riservato dopo), Camillo Arcuri, L'altro fronte del porto (Mursia 2009), e altri storici e giornalisti. Rispetto al passato, quando gli armatori mettevano gli annunci di ricerca personale sul Secolo XIX sotto nomi fasulli,  da qualche anno  le famiglie armatoriali si sono aperte alla comunicazione e sono germogliati libri biografici. Alcuni nomi: Messina, Grimaldi, Aponte, Lauro, Costa, Ravano, Onorato (che ha scritto due romanzi) e Merzario in preparazione, spedizioniere “principe”. Con un comune denominatore: le famiglie si confondono con   le navi e le linee, segno che in Italia c'è un ceppo di industriali del mare molto robusto, che fa ben sperare nel futuro di questo Paese.

 

E la speranza è anche il viatico de Il cuore in porto dove nelle ultime pagine Bruno Musso infervora gli operatori a fare scelte, a non fermarsi... anche se il clima politico italiano è inquinato dalla burocrazia, la corruzione, le rendite di posizione. Un romanzo, perché si legge come un romanzo, molto intimo e talvolta tenero; le figure famigliari emergono e vivono non come elenchi genealogici, cito trai protagonisti il fratello Giorgio, la moglie Carla sempre presente senza dimenticare il padre Ugo, nonni, zii e... Nonostante la crudezza del percorso storico il libro è  impregnato di cultura umanistica, che è la base della filosofia di vita e di lavoro di questo imprenditore, attratto dalla scienza dell'economia ma anche dalla poesia.

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