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18/06/2013
logistica, politiche marittime, porti

I dieci nodi della portualità italiana

dot I dieci nodi della portualità italiana
Dieci mosse per quella che Federagenti, Assoporti e Fedespedi chiamano “la partita della vita”. Dieci interventi tra criticità e punti di forza per rendere la logistica portuale italiana competitiva al livello europeo. Sono dati presentati in un convegno tenutosi oggi a Roma dalle tre associazioni che insieme compongono il cluster marittimo del paese. Il gruppo Ambrosetti-The European House ha tracciato un quadro aggiornato delle problematiche esistenti e dei fattori che continuano a condizionare la competitività del sistema logistico-portuale italiano. Inadeguatezza infrastrutturale, mancato riconoscimento del ruolo dei porti per l'economia italiana, peso esorbitante della burocrazia, visione ragionieristica della politica economica del paese. Sono questi i punti deboli della portualità Italia. Lo studio presentato da Ambrosetti ha evidenziato che un allineamento sugli standard “europei” produrrebbe, a parità di traffici, benefici per 50 miliardi di euro
 
I dieci punti 
1. Piano strategico nazionale della portualità, che al momento manca.
2. Cluster marittimo pari al 2,6% del Pil (40 miliardi di euro), superiore per incidenza all’industria automobilistica.
3. Il 55% delle esportazioni italiane extra-UE sono mosse dai porti, pari a 100 miliardi di euro di merce nel 2012 partita dai porti italiani. 30% è la quota dei porti italiani sul totale delle esportazioni mondiali, pari a circa 150 miliardi di euro nel 2012. Tra il 65% e l'80% è la quota che detiene la portualità italiana sul totale delle esportazioni italiane dirette in Usa, Brasile,
Cina e India.
4. Creazione di un Sistema Portuale Italiano che attualmente, dicono le associazioni, non esiste.
5. Riforma della governance portuale, ovvero della legge 84/94 che istituisce le Autorità portuali. Realizzata nel 1994, è ormai vecchia visto che è stata fatta quando i flussi mondiali, le shipping company, le dinamiche competitive, le modalità di trasporto, l'apertura dei mercati e il livello di sviluppo economico era strutturalmente differente da quello attuale.
6. Le inefficienze della burocrazia: 17 sono i giorni medi per l'esportazione della merce dai porti italiani rispetto ad una media Ue di 11. I porti spagnoli e i porti francesi del Mediterraneo, competitor diretti dei porti italiani, operano con un vantaggio rispettivamente di 8 e 6 giorni e – potenzialmente – potrebbero essere in grado di sottrarre traffico in uscita
dall'Italia. Un giorno di ritardo, in media, nel transito di un prodotto corrisponda una flessione del commercio di almeno l’1% nell'arco di un anno. Riportando questo valore sull'Italia si stima come per ogni giorno di ritardo il danno sul commercio internazionale dell'Italia sia pari a 7,5 miliardi di euro l'anno. Il commercio internazionale del paese potrebbe aumentare di circa 50 miliardi di euro se l'Italia si allineasse alla media europea, cioè guadagnasse in media 6/8 giorni nelle operazioni di sbarco e imbarco.
7. Le inefficienze infrastrutturali costano ogni anno la portualità italiana 441mila teu che “scelgono” il nordeuropa.
8. I porti italiani sono al terzo posto a livello europeo con una movimentazione superiore a 480 milioni di tonnellate. Tuttavia, in classifica i primi porti italiani, Genova e Trieste, si collocano al 15° e 16°.
9. A livello internazionale si osserva una progressiva concentrazione dei traffici in pochi e grandi porti, con una progressiva marginalizzazione dei porti più piccoli. 
10. Il processo di concentrazione si evidenzia anche tra gli operatori dove si registra un aumento significativo delle dimensioni a scapito degli operatori più piccoli che vengono emarginati gradualmente dal business: il fatturato delle prime aziende di logistica in Italia si è attestato a circa 8 miliardi di euro nel 2011, mentre era di 3,7 miliardi di euro nel 2004; tre sono imprese o gruppi italiani che si posizionano nella
classifica dei primi dieci operatori della logistica in Italia; il controllo del trasporto internazionale delle merci nei porti italiani è in mano a compagnie straniere. La quota di mercato nei porti italiani gestita da operatori italiani si attesta a meno del 3% nel traffico container, sotto il 13% nel general cargo, al 18% nelle rinfuse.
 
Nella foto in alto una stampa d'epoca di Venezia 
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