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05/06/2015
eventi, politiche marittime

Hanno detto all'assemblea Federagenti

dot Hanno detto all'assemblea Federagenti
Nel corso della tavola rotonda che ha concluso i lavori della 66esima assemblea annuale della Federagenti abbiamo registrato, in sintesi, quanto hanno segnalato i protagonisti.
 
Felicio Angrisano (Capitanerie/Guardia Costiera). Porto e nave sono un unico sistema operativo. Quindi, dragaggi, infrastrutture devono adeguarsi di pari passo all'evoluzione delle navi. E, pertanto, lotta alla burocrazia cattiva che mette pali e paletti.
 
Filippo Gallo (Federagenti). Il 2014 ha registrato una crescita del traffico container. In Italia del 4 per cento, in Europa del 5 per cento. Insomma, siamo lì. I porti di trasbordo sono out mentre negli altri si sono registrate performances significative. La Spezia + 19 per cento; Salerno 13/14; Genova 7; Trieste 10 per cento.
 
Marco Simonetti (Contship). I controlli sono la palla al piedeche non permette la crescita. Ci sono clienti, grandi clienti Msc, che chiedono di non passare per Gioia Tauro ma di sbarcare a Valencia.
 
Alessandro Laghezza (Spedizionieri La Spezia). Siamo concentrati sulle procedure doganali domiciliate. E quindi la richiesta: pieno sviluppo dell'innovazione. Oggi ci sono limiti al pre-clearing; allo sportello unico doganale che è limitato a poche amministrazioni.
 
Teresa Alvaro (Agenzia delle Dogane). A Bruxelles c'è il meglio ed il peggio della nostra burocrazia. Qual è il costo dell'incertezza e della burocrazia? Dal 1861 sono state emanate più di 200mila leggi e ogni anno ne arrivano almeno altre 1.300 di nuove. Lo sportello unico     coinvolge 18 amministrazioni, ha comportato un lavoro di 7 anni e registrato ben 8 Dpcm. Dei 19 giorni che occorrono per una spedizione solo due rappresentano il “peso della dogana”.
 
Pasqualino Monti (Assoporti). Abbiamo ben visto il piano della logistica ma bisogna ancora ragionare su governance e razionalizzazione dei porti. Ci preoccupa però il piano normativo. Quale sarà lo strumento che renderà operative le norme?
 
Nereo Marcucci (Confetra). Il piano della logistica modifica una filosofia. Considerazioni: basta con i decisionisti, con i vincoli europei che, però, saranno benedetti se porterà alla competizione. Basta con l'anarchia, occorre centralità strategica della progettualità. Infine la stoccata, pesante, a Uirnet che rappresenterebbe un soggetto monopolista e allo stesso tempo in competizione in quanto acquisisce dati di tutti i soggetti. Per Marcucci, un grande fratello che controlla tutte le informazioni.
 
Enrico Pujia (Ministero Trasporti). Siamo anche noi vessati in quanto dobbiamo applicare le norme. A  volte, spesso, si tratta di un lavoro “faticoso”. Avevamo un ministero della Marina mercantile, un fiore all'occhiello invidiato all'estero. Ora ci sono cinque direzioni i cui direttori non vengono neppure chiamati nella stesura delle norme. Ci siamo fatti imporre i porti-core dall'Europa: è questo il segno della nostra debolezza. Infine, una riflessione: la Cina sta sperimentando i treni per arrivare al cuore dell'Europa e in Spagna. I cinesi sono tanti e se facessero tanti treni al giorno?  Inoltre, si stanno sperimentando nuove rotte artiche. Che fine farà il Mediterraneo? 
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