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15/10/2011
porti, logistica

Gli uomini che "inventarono" Salerno: Don Peppino Gallozzi

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Gli uomini che "inventarono" Salerno: Don Peppino Gallozzi

Vent’anni fa la scomparsa di Giuseppe “Joe” Gallozzi. Fu tra gli uomini che “inventarono” il porto di Salerno. Di seguito il ricordo del figlio Agostino, Presidente del Gallozzi Group SpA.

di Agostino Gallozzi

Il 15 ottobre del 1991, vent’anni fa, scompariva Giuseppe Gallozzi. “Joe” come lo chiamavano i suoi amici inglesi, oppure più semplicemente “Don Peppino” per tutti coloro che lo frequentavano. Era stato, nel dopo guerra, uno dei padri fondatori del moderno porto commerciale di Salerno, componendo quel gruppo di imprenditori che, con lui, definiva scherzosamente dei quattro moschettieri: Nicola De Cesare, Michele Autuori senior, Venturino Cantalamessa. Era nato a Napoli il 22 giugno del 1923, da una famiglia già impegnata nelle attività portuali, ma lui – spirito indipendente e volitivo – aveva deciso di non rifugiarsi nella impresa paterna, immaginando una sua strada. E così studia di giorno e lavora di notte  nel porto di Napoli, sulle grandi navi degli alleati che sbarcavano gli aiuti del piano Marshall. Poi, gradino dopo gradino, diventa spedizioniere doganale, e poi agente marittimo, in una delle maggiori case di spedizione dell’epoca, dove conosce quella che poi sarà la sua compagna di una vita, la moglie Titina. Da quella esperienza nasce la sua più grande intuizione. Si rende conto che i carichi delle industrie conserviere destinati ai mercati esteri, dalla provincia di Salerno dovevano andare a Napoli per l’imbarco, percorrendo strade accidentate, non era ancora completata l’autostrada, e con mezzi di fortuna. Spesso era una vera e propria avventura far arrivare le merci in tempo sotto bordo. E così immagina di portare le navi nel porto di Salerno, di fatto praticamente chiuso dopo lo sbarco degli alleati. Passare dalla idea ai fatti diventa la sfida della sua vita, assieme a Titina che decide di seguirlo nella avventura. Da un lato, c’era da convincere una compagnia di navigazione ad inserire quel piccolissimo porto di Salerno nel proprio itinerario di linea, dall’altro era necessario trovare le aziende che accettassero di provare Salerno. Tra lo scetticismo diffuso sulla capacità di portare le navi a Salerno e la caparbietà di due giovani che guardavano al proprio futuro prevalse quest’ultima e nel 1952 nacque l’Agenzia Marittima Giuseppe Gallozzi di Salerno. Con due biglietti di terza classe, ancora oggi emblema della azienda, Giuseppe e Titina si trasferirono a Salerno: lui a visitare porta a porta tutte le fabbriche della provincia alla ricerca di carichi, lei ad aprire l’ufficio giù al porto. E nel 1952 approda a Salerno la prima nave di linea destinata all’Inghilterra per imbarcare un carico di conserve della Ditta Florio. Si crea allora quel legame fortissimo, che durerà una vita, tra Gallozzi, il porto di Salerno, l’industria agro-alimentare, il mercato Inglese, per il quale “Joe” diventa un punto centrale di riferimento.  Tanto che, nel 1984, la Regina Elisabetta II lo nomina M.B.E. (Baronetto): un onore riservato ai cittadini di Sua Maestà, ben di rado concesso a stranieri, per aver dedicato trent’anni allo sviluppo dei traffici marittimi tra Italia ed il Regno Unito. L’azienda cresce e con essa il porto di Salerno. Agli inizi degli anni Settanta ancora una svolta: inizia l’era del container, ma il porto è completamente sfornito di qualsiasi attrezzatura per movimentare questo genere di traffico mercantile. Ancora una scelta da fare, questa volta condivisa con i figli. Ritornare a Napoli, dove l’Ente Portuale ha già avviato investimenti pubblici in gru per l’imbarco di containers, oppure restare a Salerno ed investire direttamente, da imprenditore privato, nelle macchine necessarie? La scelta fu quella di restare e investire 460 milioni di lire nell’acquisto di una prima gru portuale, una vera e propria follia per l’epoca. Ma fu quella la scelta cruciale che consentì al porto di Salerno di inserirsi nelle grandi rotte internazionali del trasporto marittimo containerizzato, di entrare nell’era moderna della logistica mondiale.  La crescita dei traffici containerizzati, che si registra anno dopo anno, porta nel 1991 alla costituzione della Salerno Container Terminal e nel luglio di quell’anno viene inaugurata la prima nuova grande gru Gottwald che consente la gestione di navi impegnate sulle rotte transoceaniche, Stati Uniti, Australia, Estremo Oriente. Ma questa è una storia che verrà scritta da altre mani, perché nell’ottobre dello stesso anno “Don Peppino” ci lascia. Con lui viene meno una straordinaria personalità, con le qualità che hanno caratterizzato una intera generazione, irripetibile, di uomini e donne che hanno fatto rinascere l’Italia nel dopo guerra. Una personalità forte, austera, carismatica, solida, talvolta severa, motivata per il lavoro e la famiglia, ma capace di straordinaria generosità nei confronti degli altri, capace di ascoltare e comprendere l’animo delle persone, particolarmente le più umili. Una lezione che non abbiamo mai dimenticato.           

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