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15/05/2012
armatori, eventi

Gli armatori trattano con le banche

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Gli armatori trattano con le banche

Il convegno Mare Forum Italy, l'evento che da otto anni riunisce armatori, brokers, avvocati, istituti finanziari e operatori del settore di tutta Europa per fare il punto sulla situazione, si è chiuso ieri nella cornice di Sorrento. Un'edizione caratterizzata dall’”ansia”, come ha sottolineato in apertura l’armatore a promotore dell’evento Giuseppe Bottiglieri. Ansia sul futuro e sulle mosse da fare. Crisi prima di tutto, poi il debito degli armatori nei confronti delle banche, con lo spettro del fallimento di Deiulemar che, seppur mai nominata in nessun intervento, era presente come un monito. Non sono mancati i dati sulle attività industriali dei principali paesi del mondo, con i Brics che spiccano su tutti con la loro promettente dinamicità rispetto alla lentezza dei paesi europei. Brasile, Russia, Cina, India, Africa (più che Sud Africa) e ora anche l’Indonesia rappresentano una garanzia nel trasporto delle materie prime, vera ancora di salvataggio su un mercato imprevedibile. “Quo vadis?” è il titolo del convegno internazionale, quasi a sottolineare le incognite del futuro dell’armamento internazionale.

Un'edizione caratterizzata quindi dall’incertezza sulle aspettative, ma questo non significa che gli armatori sono spalle al muro, le spalle le hanno larghe e la loro ricchezza di capitali garantisce ancora un discreto margine di manovra. Quello che bisogna scongiurare però è il rischio di default.

Dry bulk. Bottiglieri nel suo discorso ha analizzato il mercato delle dry bulk. Per rilanciare questo settore, che secondo le previsioni dell’armatore si equilibrerà nel giro di due anni, dovranno accadere due fenomeni: l’avvio delle demolizioni nei cantieri orientali, soprattutto cinesi, che attualmente sono a livelli minimi, e il calo del prezzo del bunker che, afferma Bottiglieri, “sta già scendendo”. «Molti cantieri stanno riconvertendo la loro attività da costruttori a riparatori-demolitori» spiega l’armatore campano. Questo è un buon segno, indica che prima o poi si ricomincerà a demolire. Ma quando? La sovracapacità resta. Bottiglieri rassicura: «I carichi ci sono, ma c’è un eccesso di capacità». Come a dire: la domanda non è un problema, semmai c’è troppo spazio a bordo delle navi. I Brics sono una delle poche garanzie in questi tempi incerti, un punto fermo, ribadito in tutti gli interventi, essendo l’unica certezza nel trasporto delle materie prime. Il rischio però è, come ha sottolineato Ugo Salerno, ad del Rina, che la loro crescita vada di pari passo col protezionismo.

Fallimenti. Intanto gli armatori cercano di scongiurare il rischio bancarotta stabilendo nuove regole con le banche. Queste ultime hanno un’esposizione verso gli shipowners pari a 10 miliardi di euro che Nicola Coccia, presidente della commissione Finanza di Confitarma, ha così suddiviso: 2 miliardi da istituti stranieri e 8 miliardi da banche italiane (ovvero Mps, Unicredit e Intesa-Sanpaolo che insieme fanno 6,5 miliardi). Da qui la decisione di fissare delle regole insieme all’Abi – l’associazione bancaria italiana – per fare in modo che gli istituti di credito possano accompagnare la ristrutturazione delle società indebitate. Verrà assegnato loro un punteggio che stabilirà la proroga dei tempi di rientro del debito senza incidere troppo sui tassi. Cosa comporterà questo punteggio rating? Che le imprese armatoriali, da sempre a gestione familiare, dovranno ora affidarsi a manager finanziari professionisti per dimostrarsi ancora più trasparenti per avere fiducia dalle banche. «La ristrutturazione finanziaria non è uno scandalo – ha affermato Fabrizio Vettosi, managing director Venice Shipping and Logistics – gli armatori devono capire che essa rientra nell’andamento ciclico di un mercato, di una società». Quello che si deve evitare è la procedura di bancarotta e la legge italiana protegge bene l’armatore da questo rischio. «La legge fallimentare – spiega Vettosi - garantisce un procedimento banca-armatore agli articoli 67 e 182. Una trattativa faccia a faccia, soft». Senza bancarotta.

Paolo Bosso

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