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01/12/2017
storie, logistica, armatori

Girare il mondo dentro un container... per studiare la refrigerazione

dot Girare il mondo dentro un container... per studiare la refrigerazione

Ha navigato sui mari di tutto il mondo stando all’interno di un container, per studiare il modo di ottenere che le merci deperibili possano rimanere fresche nei viaggi lunghi. La ricercatrice Barbara Pratt fu assunta nel 1977 dalla compagnia di navigazione Sea-Land (ora Maersk), riferiscono theloadstar.co.uk/qz.com e Cisco, allo scopo di realizzare un laboratorio all’interno di un contenitore marittimo standard. Oggi la Pratt dirige i servizi tecnici refrigerati per la Maersk North America. Quanto segue è il suo sintetico racconto del lavoro svolto in questi anni.
 

 
“Il laboratorio che abbiamo realizzato era costituito da tre diversi compartimenti: disponeva di quello che chiamavano la sala macchine dove c’erano un serbatoio di carburante diesel, un generatore diesel per l’alimentazione, un serbatoio dell’acqua, uno scalda acqua… Avevamo una sezione del laboratorio nel mezzo in cui si trovava l’equipaggiamento tradizionale ma anche altre cose come un gascromatografo, un computer, una cappa e un microscopio: quel genere di cose. E poi avevamo una sezione ufficio che conteneva letti a castello ed un paio di scrivanie ed armadi, un microonde ed un frigorifero.

 

Una volta completato il laboratorio, il nostro primo progetto è stato quello di provare a migliorare l’afflusso dei semi di cacao in viaggio dalla Repubblica Dominicana agli Stati Uniti. Gli stessi semi finivano per fare la muffa, essendoci muffa su di loro quando giungevano a destinazione o venivano posti nel magazzino.

 
Quello che accade tipicamente è che quando il sole sorge la temperatura aumenta dentro un contenitore per carichi secchi, cosa che genera un mini forno e che riduce l’umidità dei semi… e quello che succede quando il sole tramonta alla fine del giorno è che l’acqua si condensa perché la temperatura dell’aria cambia.


Quindi si trasforma in goccioline d’acqua sui sacchi di semi di cacao e quando c’è un eccesso di umidità aumenta la muffa. Abbiamo effettuato un certo numero di test ed il risultato finale è stato che è saltato fuori un nuovo modello progettuale di container che alla fine è stato brevettato, il quale assicurava in qualche modo la ventilazione e contribuiva a migliorare la resa dei semi.

 
Nel corso degli anni successivi abbiamo lavorato su varie diverse derrate, quasi tutte quelle che oggi vengono movimentate: sugli ananas, sulle angurie, sui pomodori, sui peperoni, sulle banane, su tutti i tipi di deperibili, cercando di vedere se potessimo estendere il periodo di validità di quei prodotti e di trasportarli, poniamo, per un viaggio di due settimane anziché una. In parte la ragione per cui anni fa siamo dovuti stare dentro al contenitore consisteva nella ignota affidabilità dei computer con cui lavoravamo a quel tempo.


Oggi, allo stato dell’industria e con i microprocessori che esistono al momento attuale, è possibile monitorare da lontano che cosa succede, mentre io sono dovuta stare nei contenitori per monitorare che cosa succedeva dentro di loro quando erano a solo una decina di metri di distanza: adesso si può farlo da remoto.

 

L’uso dei microprocessori e dei computer ci dà la possibilità di analizzare e renderci conto di che cosa succede con molto più potere di quanto di solito avessimo. In futuro, penso che continuerà ad esserci attenzione alla qualità, a voler sapere se c’è un problema per qualcosa, ad essere in grado di reagire più rapidamente, ad essere in grado di sapere che cosa fare. Ad esempio, se si stava programmando di entrare in un mercato e di tenervi il prodotto per quattro mesi, se si fosse saputo che c’era un problema con il prodotto, forse si sarebbe entrati nel mercato più rapidamente e lo si sarebbe venduto nel primo mese anziché quattro mesi dopo. Non penso che ciò sia vero per tutte le derrate e non penso che lo sia per ogni singolo caricatore.

 

Alcuni degli articoli dal costo più alto come i farmaci sono stati movimentati per via aerea, mentre ora possono essere in qualche caso movimentati via mare perché si possono monitorare da lontano; esistono regolamenti inerenti agli alimentari e c’è l’evoluzione dell’intelligenza artificiale. Per quanto riguarda il consumatore, può darsi che gli vada bene di mangiare uva per sei mesi all’anno, ma io penso che il consumatore nel corso degli ultimi 20 anni si sia abituato ad andare in negozio per acquistare qualcosa di più che sottaceti, patate e carne secca.

 

I consumatori si sono abituati alla frutta e verdura – perché le vogliono – e le loro economie sono tali da potersi permettere la frutta e la verdura. Ci sono alcune economie che vogliono più proteine e per quei mercati occorrerà trovare un equilibrio con il costo che ci vuole per portare i prodotti nel mercato. Forse il 98% delle derrate che movimentiamo oggi lo fanno senza richieste di risarcimento per danni. È il residuo 2% che mi spinge a lavorarci su”.

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ultimo aggiornamento
15 DICEMBRE 2017 ore 17:12
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