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27/04/2017
porti, storie, politiche marittime

Genova tra porto moderno e camalli

dot Genova tra porto moderno e camalli

di Stefano Briata - DL News 

 

Nell’edizione genovese de La Repubblica del 10 aprile 2017 è stata pubblicata un’intervista ad Aldo Spinelli avente come argomento la ristrutturazione del porto e i camalli. Il titolo dell’intervista è molto eloquente: Spinelli attacca: “Porto più moderno e tuteliamo i camalli”. Spinelli, come ben sappiamo, è un imprenditore portuale che si occupa di logistica e di trasporti containers dalle navi alla terraferma e viceversa con operazione di carico/scarico. Di nome l’ho scoperto 32 anni fa per colpa del Genoa quando  aveva acquistato questa squadra di calcio. E dai racconti di mia mamma, che lavorava in una nota azienda di macchinari tessili, ora chiusa, si rivolgeva a Spinelli per gli imballaggi lignei, e da mio padre in banca, che mi confermava che avevano definito questo imprenditore molto determinato a raggiungere i suoi obiettivi. I camalli sono i portuali genovesi, la cui parola deriva dall’arabo “hammal”, cioè facchino.

 

Veniamo al contenuto dell’intervista. Spinelli, piaccia o no l’imprenditore, ha denunciato un grave problema relativo alla modernizzazione del porto. In tale senso sostiene che la costruzione della nuova Diga Foranea per accogliere le mega-navi portacontenitori è più urgente che mai e non deve essere più rinviata, e poi ricorda che se non ci fosse il Porto di Voltri, il VTE, è sicuro che il porto di Genova avrebbe già chiuso i battenti. Per questo ringrazia l’allora presidente del CAP Rinaldo Magnani e Silvio Berlusconi (sul primo sono pienamente d’accordo, sul secondo meno, e si tratta solo di mia opinione strettamente personale). Con ciò, per sbloccare l'attuale situazione di stallo del porto di Genova, lo stesso Spinelli si è appellato al Governo, in particolar modo al ministro delle Infrastrutture Graziano Delrio: lo ascolterà?

 

Sui portuali (i camalli) i problemi sono molti tra rischio di perdita del lavoro e mancanza dei corsi di aggiornamento. Come era già stato detto nelle precedenti DL News, anche Spinelli su Repubblica ha denunciato il fatto che il Governo ha solo salvato per decreto i portuali di Taranto e di Gioia Tauro, mentre i portuali genovesi e del resto d’Italia non hanno nessuna tutela a partire dagli ammortizzatori sociali. Ecco le sue testuali parole: “I portuali, con la loro professionalità e la loro flessibilità, sono una parte insostituibile del porto. Ma il lavoro spesso ha picchi e cali, e quindi è necessario che si possa intervenire tutelandoli. Offrono un servizio vitale, al pari di quello di categorie come i piloti, gli ormeggiatori, i rimorchiatori. E allora io dico: diamo ai portuali la possibilità di accedere ad ammortizzatori e tutele quando è necessario così via”.

 

Come ben sappiamo il confronto avviato dal ministro Delrio metterà sul tavolo anche questi temi, e Spinelli ha fatto cenno alla situazione critica di Taranto e Gioia Tauro, ricordando la pace sociale che ha regnato nel porto di Genova finora grazie alla collaborazione fra privati, che hanno investito centinaia di milioni di lire e poi di euro, e garantito o quasi il lavoro, e i portuali che hanno sempre risposto ad ogni tipo di esigenza. Tuttavia non tutto è rose e fiori, perché come aveva denunciato poco tempo fa il console della CULMV Antonio Benvenuti, alle compagnie portuali manca l’avviamento ai corsi d’aggiornamento, ed ecco cosa dice Spinelli su questo punto: “...Adesso però siamo di fronte a un nuovo piano di crescita, come ha spiegato il presidente dell'authority Paolo Signorini. Quindi siamo chiamati a ripensare all'organizzazione del lavoro, a investire sulle formazione dei portuali, ad allargare se possibile il lavoro nei terminal anche alla Pietro Chiesa. Se non abbiamo più il carbone perché tenere questa compagnia bloccata su un solo terminal? Hanno professionalità e conoscenza, potrebbero intervenire anche sugli altri”.

 

Concludendo, il porto di Genova ha grandi potenzialità di crescita, ma oltre ai problemi citati da Spinelli (diga foranea e lavoro di portuali) dobbiamo ricordare che il porto deve anche essere dotato di infrastrutture ferroviarie, stradali ed autostradali di entrata e uscita da esso. Proprio in merito all’infrastruttura stradale, quella d’accesso al porto di Voltri VTE è abbastanza agevole, mentre quella del varco di San Benigno è superatissima dai tempi per inadeguatezza e continui rinvii al rifacimento.

 

COMMENTO: Caro Stefano, le cose che dice Spinelli sono condivisibili, la compagnia Pietro Chiesa si fonderà con la Culmv. In questo numero cerchiamo di dare un quadro della riforma portuale attraverso le problematiche di alcuni porti, Ravenna in particolare come esempio di cose da fare. E poi la lista delle cose da fare per Genova, da Ship2Shore che riprende il neo presidente dell'AdSP, sono dieci anni di ritardi, altroché promozione di Merlo, e vorrei aggiungere quello che afferma Tirreno Bianchi console della compagnia Pietro Chiesa, “Bisogna che qualcuno prenda il coraggio politico di dire che cosa si vuole fare del Sech e di Calata Bettolo (attuale lavori ti tombamento, le mire di MSC, ecc). Continuiamo a usare anche queste banchine per i container o l'area tombata ospiterà altri tipi di merce..?” A Genova c'è anche il VTE. (DL)

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