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26/10/2017
ambiente, logistica

Gas navale, Mattioli: "Ci vorrà tempo per l'uso massivo"

dot Gas navale, Mattioli: "Ci vorrà tempo per l'uso massivo"
a cura di Paolo Bosso
 
Le prospettive sull'utilizzo del gas naturale liquefatto (gnl) come combustibile marittimo vanno più veloci della realtà. Gli investimenti sono orientati verso un uso massivo: tanti progetti per depositi costieri, commesse per nuove navi che si moltiplicano. Conviene perché risolve con un solo prodotto diverse istanze, rispetto delle regole ambientali e risparmio economico in primis. «È una potenziale soluzione catch-all per limitare le emissioni delle navi», afferma il presidente Confitarma, Mario Mattioli, nel corso del Convegno “Gas, pipelines and geopolitics” tenutosi al Festival della Diplomazia di Roma. Potenzialità che si scontrano però, attualmente, con infrastrutture di rifornimento «relativamente limitate. È probabile quindi che ci vorrà ancora del tempo prima che la maggior parte delle navi possa optare per il gnl come combustibile».

Secondo uno studio del ministero dello Sviluppo Economico, nel 2016 il consumo di gnl in Italia ha superato quello del petrolio, salendo a 58,1 milioni di tonnellate, contro i 57,1 del secondo. Si prevede che dal 2040 un terzo della domanda energetica sarà soddisfatto dal gas. L'impatto geopolitico di un cambiamento di questo tipo nel mondo dei trasporti porterà a nuovi equilibri commerciali. «La crescente importanza delle importazioni di gas naturale imporrà nuovi comportamenti nei confronti della sicurezza energetica, mentre le relazioni che si stanno sviluppando tra paesi fornitori e paesi consumatori daranno vita a nuove riflessioni geopolitiche ai più alti livelli di politica economica e di sicurezza», afferma Mattioli. 

Intanto sempre più navi a gas vengono costruite. Lo fa Caronte & TouristCarnival, armatori russitedeschigiapponesi. C'è la questione dell'approvviggionamento: l'Italia, ma non è l'unica in Europa (ma più degli altri Paesi ha parecchi chilometri di costa), non ha ancora punti di rifornimento. La direttiva europea DAFI (2014/94/UE), adottata dal governo a fine 2016, ha avviato una strategia nazionale quadriennale per stabilire i luoghi e la gestione di “infrastrutture per i combustibili alternativi”, tra i quali anche depositi costieri di gnl. Questi ultimi vengono definiti “insediamenti strategici” di pubblica utilità, sottostanti quindi a consultazioni pubbliche. In un concerto ministeriale composto da Sviluppo Economico, Ambiente e Trasporti, sono state disegnate dettagliate linee guida per costruttori e concessionari stabilendo la burocrazia delle autorizzazioni, tra cui la Valutazione d'Impatto Ambientale (D.lgs. 104/2017) e i protocolli di sicurezza per realizzare un'opera di questo tipo. Per velocizzare le decisioni la Conferenza dei servizi è “asincrona”, senza riunione (D.lgs 127/2016, “legge Madia”). Per i porti che vogliono realizzare hub di gnl il contesto normativo e procedurale che si sta creando è confortante, non crea magicamente una rete di distribuzione ma per lo meno struttura una disciplina. Per di più oggi i porti sono accorpati nelle Autorità di sistema, cosa che facilita un corollario di istanze, di domande infrastrutturali, più razionale e meno anarchico del passato. 

Si va verso regole internazionali sempre più ferree sulle emissioni navali. Nel 2020 entreranno in vigore norme che abbattono i contenuti di zolfo nei combustibili, in tutto il mondo. «Gli armatori sono consapevoli dell’esigenza di introdurre misure relative alle emissioni ma ritengono di fondamentale importanza il fatto che le nuove norme siano globali e non regionali, per non creare nuove distorsioni dei mercati». «Lo shipping – conclude Mattioli – è vitale per l'economia globale anche in presenza di tensioni geopolitiche come le recenti prove missilistiche balistiche della Corea del Nord e la rottura diplomatica tra il Qatar e i vicini paesi del Medio Oriente: l'industria marittima continuerà a trasportare ancora il 90% del commercio mondiale con navi sicure, ecologiche ed efficienti».
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