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24/07/2017
autotrasporto

Franchini saluta Cna-Fita, "Autotrasporto rischia restaurazione"

dot Franchini saluta Cna-Fita, "Autotrasporto rischia restaurazione"
Cinzia Franchini, come annunciato mesi fa, lascia al termine del suo secondo mandato la presidenza della Cna-Fita nazionale.
In una lettera aperta Franchini ha salutato l'associazione delle imprese di autotrasporto, sintetizzato il suo mandato - caratterizzato dalla «battaglia per la legalità e control e infiltrazioni mafiose» - ed espresso preoccupazione per il futuro di un comparto che rischia di entrare in un periodo di restaurazione, vista «la presenza di un unico candidato alla presidenza vicino a quel mondo dei consorzi autoreferenziale in termini economici e di potere». Il riferimento è a Patrizio Ricci, vicepresidente uscente, contro il quale Franchini appoggia Olindo Brega. «Viviamo un momento buio dell'associazionismo», afferma la presidente uscente. Di seguito il testo.

Termina oggi - con la scadenza naturale del mandato quadriennale elettivo - la mia esperienza alla Presidenza nazionale della CNA-Fita. Una esperienza iniziata a giugno 2011 e che mi sento onorata di aver potuto vivere.
Sono stati 6 anni nei quali ho ricevuto tanto in termini umani e professionali. Spero di aver restituito parte di quanto ottenuto svolgendo con correttezza il mio incarico. Ho cercato, insieme alla mia Presidenza, di cambiare il volto di questa associazione; mi sono impegnata per far sì che la Fita si liberasse da vecchi vincoli economici col mondo dei consorzi di servizi, e che davvero svolgesse il suo ruolo di rappresentanza d’impresa in modo libero e a servizio unicamente degli autotrasportatori associati.
Si inserisce in questo contesto anche la battaglia per la legalità e contro le infiltrazioni mafiose in questo settore che ha contraddistinto il mio duplice mandato; una battaglia per la quale ho pagato in alcuni momenti un prezzo alto, ma che sono felice di aver potuto combattere. Nella consapevolezza che proprio durante la mia presidenza, per la prima volta nella storia dell’autotrasporto, la Fita – pur con una delibera a maggioranza e non all’unanimità - si è costituita parte civile in due processi simbolo: a Catania ‘Caronte’, contro il presunto boss mafioso Vincenzo Ercolano, titolare della Geotrans, e ‘Aemilia’ per la ‘Ndrangheta al nord. Nord e sud uniti dallo stesso drammatico problema.
Mi ritengo fortunata e ringrazio i tanti imprenditori che mi hanno sostenuta in questi anni. Oggi in occasione dell'Assemblea nazionale elettiva della Fita devo però registrare un triste passo indietro rispetto a quanto costruito. La presenza di un unico candidato alla presidenza, vicino a quel mondo dei consorzi autoreferenziale in termini economici e di potere, dimostra la volontà di restaurazione rispetto alla mia presidenza. Ne prendo atto. Con rammarico. Come prendo atto della decisione della Cna di non inserire in occasione dei lavori dell'Assemblea nemmeno il discorso di rito del presidente. Uno sgarbo istituzionale che ovviamente non offende me, ma offende l'associazione stessa. E' un peccato.
Resta l'orgoglio per quanto fatto in questi sei anni e la certezza che il tanto lavoro portato avanti possa essere ripreso e portare frutto e che questa fase sia solo un rapido inverno dal quale uscire con una primavera ancor più rigogliosa.
Per quello che mi riguarda da oggi questa, la Fita, la Cna stessa, non sarà più la mia casa. Ma guarderò sempre con attenzione e affetto al vostro giardino sperando di riconoscerne un giorno i frutti e i fiori per i quali ho cercato di spendermi. Mi scuso per gli eventuali errori che ho compiuto in questi anni. Anche per quelli che, pur senza volermi fare sconti, non sono in grado di riconoscermi. Nessun rancore verso chi ha lavorato per delegittimarmi senza riuscirci, mentre con sincero affetto saluto tanti compagni di viaggio: quelli che hanno deciso di restare nella Cna sperando che questo 'ritorno al vecchio' sia solo momentaneo e quelli che insieme a me decideranno di intraprendere nuove strade cercando di raggiungere insieme i medesimi obiettivi perseguiti in questi anni.
Lo sappiamo, viviamo un momento buio dell’associazionismo italiano. Io continuo a ritenere che da questo tunnel si possa uscire soltanto scardinando le storiche rendite di posizione delle associazioni che invece di tentare di affrontare i problemi dei settori di competenza hanno cercato spesso di mantenere se stesse; per quanto riguarda nello specifico l’autotrasporto attraverso ad esempio il sistema dei pedaggi, che così come oggi è strutturato, finanzia indirettamente, quei consorzi di servizi cui ho fatto cenno. Continuerò dunque a impegnarmi affinché queste logiche vengano definitivamente superate con la speranza che la Fita, dopo il triste passo indietro che va registrato oggi, possa riprendere un percorso non solo eticamente migliore ma anche, nel medio periodo, il solo che può portare a risultati concreti. E se questo avverrà, magari potremmo ritrovarci insieme, fianco a fianco, pur su strade parallele.
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