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23/06/2010

Fincantieri: "Un ecobonus per rimettere in piedi i cantieri"

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Fincantieri: "Un ecobonus per rimettere in piedi i cantieri"
La cantieristica europea è di fronte ad un bivio. Urge un’azione coordinata degli stati membri per stabilire un piano di risanamento. Il settore non gode di buona salute, i volumi sono in leggera ripresa ma il portafoglio ordini resta ai minimi storici. 
Il 24 giugno le associazioni dello shipbuilding e i sindacati si sono dati appuntamento al Parlamento Europeo per discutere sul da farsi, un’iniziativa promossa dagli eurodeputati Andrea Cozzolino e Ville Itälä.
L’industria cantieristica e’ un comparto industriale high-tech che in Europa occupa direttamente 130mila addetti, mezzo milione considerando l’intera supply-chain. Per l’Italia l’occupazione diretta è di circa 12mila unità e di oltre 55mila quella complessiva. Attualmente la crisi è davvero forte. Gli ordini sono calati dell’80% e l’inasprirsi della concorrenza dall’Oriente ha complicato le cose. Allo stato attuale il numero di disoccupati potrebbe salire a circa 300mila.
Per Fincantieri, il principale gruppo cantieristico italiano, non ci sono dubbi: la domanda va stimolata. Per questo l’8 aprile 33 regioni europee hanno firmato la Joint Declaration che appoggia pienamente la LeaderSHIP High, un piano che prevede stimoli agli investimenti. Per il Competitiveness Council, organo del Consiglio europeo, la crisi va affrontata «attraverso la promozione di carburanti più sicuri e meno inquinanti, un migliore accesso ai finanziamenti, la creazione di condizioni di parità, la promozione della ricerca e dell'innovazione e un rinnovato impegno per una migliore occupazione nel settore». «Gli Stati membri dovrebbero assicurare che nessun contratto vada perso a causa della mancanza di adeguati finanziamenti» spiega Fincantieri. «La Commissione Europea - prosegue  il gruppo cantieristico - dovrebbe  garantire l’applicabilità di tali strumenti, di concerto con la Bei, anche oltre il 2010». Per Fincantieri gli interventi a cui l’Europa non può rinunciare sono gli stimoli alla domanda con forme di ecobonus e il rimpiazzo del naviglio obsoleto. Gli incentivi dovrebbero essere impegnati sopratutto nello Short Sea Shipping, dove si «potrebbero stimolare nuovi ordini per la cantieristica europea e favorire l’impiego della modalità di trasporto marittimo» spiega Fincantieri. Secondo il comparto italiano, la Commissione dovrebbe anche avviare una consultazione formale con la Repubblica di Corea nell’ambito degli accordi bilaterali vigenti. I prezzi dall’Oriente sono troppo bassi e costituiscono una concorrenza sleale.
Paolo Bosso 

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