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22/02/2016
politiche marittime, porti

Filt-Cgil, «Napoli e Salerno insieme faranno crescere il Mezzogiorno»

dot Filt-Cgil, «Napoli e Salerno insieme faranno crescere il Mezzogiorno»
di Paolo Bosso 
 
«La creazione di un sistema regionale basato sull'accorpamento Napoli e Salerno e sull'unicità di direzione del complesso sistema portuale regionale può determinare il perno dello sviluppo del Mezzogiorno e la sede di contatti privilegiati con l'Oriente e soprattutto con l'Africa». Natale Colombo, segretario generale per la Campania di Filt Cgil, saluta positivamente l'assetto logistico-portuale campano previsto nella riforma dei porti italiani che, dopo l'approvazione del decreto legislativo, dovrà passare sotto l'esame di commissioni parlamentari, Consiglio di Stato ed enti locali.

Colombo, lei porta come esempio positivo di accorpamento quello tra Bari, Barletta e Monopoli.
«Di fronte a un entroterra di 21 milioni di abitanti le diatribe Salerno/Napoli farebbero sorridere se non fossero tragiche. Eppure l'esperienza della Autorità portuale del Levante che raggruppa in un'unica direzione tutto il sistema pugliese dovrebbe essere di lezione perché ha consentito lo sviluppo di tutto il sistema. Anche alla sua costituzione vi furono polemiche di campanile ma l'esperienza ha dimostrato la miopia delle tendenze municipalistiche e la positività della creazione di un unico sistema regionale. È necessario andare in questa direzione e l'amministrazione comunale persa nel piccolo cabotaggio del quotidiano e senza capacità di prospettiva e di impegno sul futuro non può continuare a restare indifferente». 

C'è bisogno di un certo pressing della Regione.
«L'ente regionale deve dare seguito agli impegni presi da De Luca stesso in campagna elettorale. Paghiamo a Napoli un grave scotto alla politica deteriore, a quella che si chiama politica politicante, ripiegata su stessa. Ora è tempo che la Regione si pronunci. La nuova legge sulla portualità affida a questo ente il compito di individuare la presidenza dell'autorità regionale. Non si sottragga perciò al suo dovere».

Una politica politicante che ha portato a quasi tre anni di commissariamento dell'Autorità portuale di Napoli.
«La cocciutaggine di Caldoro e soci nel sostenere una candidatura alla presidenza dell'Autorità portuale palesemente inadeguata e contraria al dettato dell'articolo della legge 84/94, che fissa i criteri per l'accesso alla dirigenza dei porti, ci ha portati a tre anni di commissariamento, al blocco del porto ed alla perdita dei finanziamenti europei. Tutto ciò per pagare qualche debito elettorale a personaggi di secondo piano con i  quali si pensava di gestire senza controllo un mare di finanziamenti che invece sono andati persi». 

Ora però non prendiamocela solo con la Regione
«Infatti è grave che il Comune non si sia imposto e che addirittura il sindaco, pur sollecitato dal sindacato,  se ne sia  lavato le mani. Il Comune ha un suo ruolo, lo eserciti e sopratutto si faccia vedere alle assemblee dell'autorità portuale con una presenza costante».

Salerno ha però le sue ragioni. Qui si tratta di accorpare un porto virtuoso e dinamico con uno paralizzato dagli interessi locali e che non investe un euro da tanti anni.
«Salerno è un porto importantissimo per la sua posizione geografica ma ha limiti che la sua collocazione impone, non sarà mai il porto della Campania. Napoli ha circa dodici chilometri di banchine, uno specchio d'acqua di 2,6 milioni di metri quadri e una superficie utile a terra di oltre un milione e mezzo. È il secondo porto al mondo, dopo Hong Kong, per traffico passeggeri ed ha un volume di merci manipolate che nonostante la crisi è dieci volte quello di Salerno. Quest'ultimo, inserito in un sistema regionale campano diventerebbe una cellula importante di un sistema complesso con grandi possibilità di sviluppo. È veramente singolare la concordanza di intenti della parte più miope e corporativa della imprenditoria locale napoletana e salernitana, timorose di affrontare il mare aperto della competitività per rifugiarsi nella nicchia della rendita modesta ma sicura.

Cosa c'è da fare entro l'anno per il porto di Napoli?
«L'avvio degli interventi infrastrutturali».
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