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16/03/2016
ambiente, politiche marittime, porti

Dragaggi, si cambia. Le authority vanno a scuola

dot Dragaggi, si cambia. Le authority vanno a scuola
di Paolo Bosso
 
E ora che il “coefficiente K” non è più obbligatorio per realizzare una cassa di colmata, il dragaggio dei porti commerciali si potrà fare? L'escavo dei fondali per mantenere i porti accessibili alle navi di ultima generazione diventerà un intervento ordinario di manutenzione o resterà un'opera nella quale analisi ambientali, competenze ingegneristiche, istituzionali, politiche, vattelapesca, si aggrovigliano in una micidiale macchina burocratico-speculativa? È la questione che si pone il cluster marittimo italiano all'indomani del disegno di legge approvato dal Parlamento a dicembre dell'anno scorso con l'obiettivo di semplificare i procedimenti di escavo dei fondali e di realizzazione delle casse di colmata, i “contenitori” dove riversare, se necessario o richiesto, i materiali di risulta. La norma permette di ridimensionare i Siti di Interesse Nazionale (Sin) e rende facoltativa la realizzazione di vasche di raccolta impermeabili. Ma alla fine i dragaggi si potranno fare, le vasche di colmata avranno criteri realistici di costruzione? «La risposta è molto semplice: non sarà vietato di realizzare vasche di colmata perfettamente impermeabilizzate col famigerato “coefficiente K”. Piuttosto, diversamente da com'è stato finora, la perfetta impermeabilizzazione dovrà essere conseguita solo quando il tipo di inquinamento che caratterizza i materiali dragati lo renderà effettivamente necessario», spiega il presidente dell'Autorità portuale di Marina di Carrara, Francesco Messineo, ingegnere e consulente del ministero dell'Ambiente nel disegno di legge al Collegato ambientale approvato a dicembre.

La questione è la seguente: pur essendo impossibile da realizzare, una cassa col coefficiente K (“K” è il valore matematico che esprime il grado di impermeabilità: uno strato di materiale naturale dello spessore di 1 metro con K minore o uguale a 1,0x10 alla -9m/s) permetteva di riversare di tutto senza rischio di infiltrazioni. Ora che una vasca di raccolta può essere realizzata con parametri umani, per contro i materiali da riversare devono essere selezionati, trattati. Non siamo al punto di partenza?
«L'abolizione dell'obbligo del “parametro K” è un evidente miglioramento senza nessuna controindicazione. Tutto si giocherà sulla capacità che avranno gli uffici tecnici delle autorità portuali di approfittare delle nuove norme per progettare i dragaggi in modo più semplice ed economico».

Le autorità portuali saranno capaci di scrivere progetti adeguati e approvabili?
«Stiamo organizzando una serie di incontri con ministero dell'Ambiente, Ispra, Assoporti, Consiglio superiore dei lavori pubblici e Pianc (World association for waterborne transport infrastructure, ndr) per formare il personale tecnico delle autorità portuali. Saranno gli stessi estensori delle nuove norme sui dragaggi a fornire indicazioni e risposte su come procedere».

Faccia qualche esempio su come si dovrebbe procedere
«Nel caso di Marina di Carrara, porto che fino al 2013 era classificato Sin, le analisi hanno dimostrato come la percentuale di sedimenti che richiede il conferimento in un sito impermeabilizzato sia pari a zero. Nel caso di Taranto, i sedimenti che necessitano del “confinamento” sono meno del venti per cento. I tecnici hanno messo in evidenza che per la riqualificazione del molo polisettoriale il costo del dragaggio di 2,3 milioni di metri cubi di sedimenti è di circa 26 milioni di euro, cioè 11,3 euro al metro cubo, un costo ragionevole. Essendo però Taranto all'interno di un Sin, si è dovuto prevedere il cento per cento di smaltimento in una grande vasca di colmata impermeabilizzata, il cui costo di costruzione ammonta a 46 milioni di euro! È chiaro che se avessero potuto limitare lo smaltimento in vasca al venti per cento di sedimenti effettivamente inquinati, il suo costo di costruzione sarebbe stato drasticamente più basso».

Una volta realizzata la vasca, è possibile costruirci sopra un terminal?
«Se è impermeabilizzata no. I  materiali immessi nelle vasche di questo tipo non si consolidano, perché l'acqua non può drenare via. Diventa quindi quasi impossibile utilizzare la superficie di queste vasche come piazzale portuale. Ecco perché l'Autorità portuale di Livorno, dopo essere uscita dal Sin, seguendo l'esempio di Carrara, recentemente ha chiesto e ottenuto dalla Regione di poter "bucare" il fondo impermeabile delle proprie vasche, realizzate all'epoca del Sin».
 
Per la realizzazione di questa intervista ringrazio personalmente Umberto Masucci, presidente del Propeller Club, per i preziosi consigli 
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