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29/10/2009

Dal Molo San Vincenzo il futuro del turismo via mare

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Dal Molo San Vincenzo il futuro del turismo via mare
Il porto di Napoli è uno scalo che non ha ancora realizzato appieno la sua vocazione turistica e l’integrazione economica e culturale con la sua città. Confcommercio di Napoli sottolinea il delicato momento storico che questo porto sta attraversando e lo fa nel corso del convegno “Il porto di Napoli, le sue eccellenze e la sua ricchezza”, organizzato alla Stazione Marittima dello scalo campano. 
Le sfide che questo porto dovrà affrontare sono molte, una di queste è il waterfront. Razionalizzazione degli spazi esistenti e gestione dei nuovi a cominciare dal Molo San Vincenzo, l’antica banchina che affianca la Stazione Marittima. Uno spazio che, seppur ristrutturato da poco, è quasi abbandonato, sprecato e non ha mai ricevuto l’attenzione dovuta. Per questo Ascom ha dedicato gran parte della conferenza alle possibilità di investimenti in questa importante infrastruttura.
L’interesse commerciale del San Vincenzo risale al 1998 quando Umberto Masucci, allora presidente degli Agenti Marittimi di Napoli e attuale membro della giunta Ascom, diede disposizioni per uno studio di fattibilità che consentisse l’attracco delle navi da crociera. Grazie a questo studio, e alla successiva approvazione del comitato portuale, lo scalo ottenne 20 miliardi di lire che permisero la ristrutturazione del molo. Ma «al momento – spiega Masucci nel corso della sua relazione al convegno di Confcommercio – si fanno gare di pesca sportiva». Secondo Masucci i problemi principali relativi a questo molo sono due: gli approdi e l’accesso. La struttura è stata concepita per le imbarcazioni che navigavano sei secoli fa e un attracco sicuro richiederebbe delle piattaforme aggiuntive. Il secondo problema, il principale, riguarda il demanio. Attualmente è diviso tra autorità militare, portuale e comunale. Questa proprietà condivisa ha sempre rappresentato il maggior ostacolo alle iniziative. «Il potenziale turistico di quest’area è enorme» spiega Masucci. «Penso –prosegue - ad un grande spazio turistico per navi da crociera e ad una marina per superyacht di livello internazionale con negozi, bar, ristoranti e servizi fra cui un servizio di aliscafi che porti i turisti a vedere le bellezze del Golfo». Ma per questi investimenti c’è bisogno di una volontà forte legata alla partecipazione di tutti. A questo riguardo Paolo Odone, presidente della Commissione Trasporti e Logistica di Confcommercio Nazionale e presidente della Camera di Commercio di Genova, ha illustrato l’esperienza della città e del porto di Genova. «Nello scalo ligure è passata l’idea che la città si sia dovuta mescolare con il porto. 24 associazioni di imprenditori hanno pressato l’amministrazione comunale riuscendo a creare un vero e proprio consorzio per la riqualificazione della città e del porto. La mentalità che sta dietro è molto semplice: ognuno cerca di sviluppare il suo ambito di competenza. Per esempio il comune ripara un marciapiede e l’imprenditore con un’attività in quella zona investirà le proprie risorse per attirare i clienti. Grazie al lavoro di queste 24 associazioni, diventate in seguito 45, si è creata una coscienza consapevole dell’occasione che investimenti del genere possono comportare».
Nello scalo di Napoli una volontà così forte rappresenterebbe la svolta. Basti pensare, come spiega Masucci, «che nel 2008 abbiamo avuto oltre 640 navi per un totale 1,2 milioni di crocieristi con un giro d’affari stimabile in circa 50 milioni di euro. Una riqualificazione dell’area del San Vincenzo consentirebbe di risolvere il problema delle navi in rada che si ripete troppo spesso e garantire un potenziale di ulteriori 500mila crocieristi l’anno per ulteriori 25 milioni di euro»
La “ricetta-Masucci” chiama in causa Autorità Portuale, Autorità Marittima, Comune di Napoli, Marina Militare e Sovrintendenza affinché si riuniscano ad un «tavolo del fare» che si occupi seriamente dei progetti per un molo fondamentale allo sviluppo dello scalo. Ma la maggior parte degli enti elencati non era presente al convegno e questa la dice lunga sulla volontà collettiva di investire in questo progetto.

Paolo Bosso
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