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02/10/2015
crociere, politiche marittime

Crociere in Europa, Clia: "Poche infrastrutture, troppa burocrazia"

dot Crociere in Europa, Clia: "Poche infrastrutture, troppa burocrazia"
Infrastrutture non adeguate, regole datate e burocrazia oppressiva. Sono questi i tre punti critici dell'industria crocierisica del Vecchio continente secondo Clia Europe. «Probabilmente le sfide principali che l'associazione si trova ad affrontare. Sfide che, sappiamo, le stesse istituzioni italiane hanno presente e di cui auspichiamo sia tenuto conto nella implementazione della riforma portuale», spiega Pierfrancesco Vago (foto), presidente Clia Europe, all'apertura dell’Italian Cruise Day 2015, che si sta svolgeno oggi a Civitavecchia.
 
Clia Europa ritorna su un discorso che ha già avviato da tempo, quello che chiede alla politica europea di fare qualcosa di più per l'accoglienza. Il mercato è saturo, e siamo entrati in una "terza era", ma l'industria crocieristica del Vecchio continente può crescere ancora secondo l'associazione.
 
«L’Italia – continua Vago - con i suoi ottomila chilometri di coste nel cuore del Mediterraneo, riveste ancora il ruolo principe di paese che beneficia maggiormente dell’industria crocieristica. I porti italiani movimentano dieci milioni di crocieristi e l’impatto economico diretto e occupazionale del settore è molto importante: 4,6 miliardi e 102mila posti di lavoro».

La riforma portuale, che dovrebbe diventare realtà entro l'anno, stando alle rassicurazioni del governo, è stata salutata positivamente da Clia Europe, visto che dovrebbe svecchiare una legge, la 84/94, che «con i suoi limiti di “campanilismo” tipici della politica italiana – secondo Vago - ha rallentato la crescita del comparto marittimo in un paese che dovrebbe vivere di mare. Ci auguriamo che i decreti attuativi rispettino e valorizzino specificamente la voce dell’industria crocieristica, ad esempio attraverso la rappresentanza costante della crocieristica negli organismi di governance».

Infine, Vago si è soffermato su Venezia, che vive un momento delicato sul fronte crociere, alle prese con un nuovo piano di approdi dopo l'addio delle navi da crociera dal canale di San Marco. «È senza dubbio il miglior esempio per illustrare come infrastrutture inadeguate possano avere conseguenze negative – conclude il presidente Clia Europe - sia per il settore crocieristico che per la città, incluse decine di aziende locali che dipendono dalla nostra presenza. Negli ultimi due anni, la città di Venezia ha perso almeno 40 milioni di euro a causa dell’attuale situazione di stallo. Abbiamo perso troppo tempo. E se non si interviene rapidamente, Venezia rischia di perdere la sua importanza come porto di crociera di prim’ordine, insieme all'intero mare Adriatico». 
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