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24/06/2015
crociere, storie

Crociere, grande impero cinese

dot Crociere, grande impero cinese
di Paolo Bosso 
 
Anni novanta Caraibi. Anni doppiozero del XXI secolo Europa. Oggi Asia. Si potrebbe scandire così la storia dell'industria crocieristica. Non quella dei viaggi di lusso ma quella popolare fatta di una settimana tuttainclusa con piscina ed escursioni su navi da migliaia di passeggeri. «La scansione storica è corretta. Ci sarebbe anche il Medio Oriente, ma lì la situazione è instabile, non si può parlare di un mercato, almeno non ancora. C'è Dubai, dove abbiamo un ufficio, ma nel resto dell'Asia ne abbiamo tre» spiega Paolo Risso, presidente dell'agenzia marittima Cambiaso & Risso.

L'Europa come i Caraibi negli anni '90
Alla fine degli anni '90 sette americani su dieci avevano già fatto una crociera. Il segno che il mercato di lì, che significa Caraibi, era saturo. Così la terra da esplorare e riempire di passeggeri era l'Europa, che allora viveva di nicchie di mercato di lusso. Nacque così l'epopea di Msc Crociere e Carnival Cruise Lines. Oggi la cavalcata è finita. L'anno scorso, dati Clia, i crocieristi europei sono stati 6,3 milioni, più o meno lo stesso numero dell'anno precedente. Stesso discorso al livello globale: 21,7 milioni di passeggeri movimentati nel 2014, 21,3 nel 2013, a fronte di un tasso di crescita del 44 per cento tra il 2008 e il 2014. È il segno che oggi l'Europa è in una situazione del tutto identica ai Caraibi della fine degli anni '90: il mercato è pieno. Crescerà ancora, ma seguendo le economie di scala più che aggiungendo nuove navi e approdi. Se l'industria crocieristica mantenesse costi competitivi, ci potrà essere ancora una crescita moderata. Per esempio nei Balcani e nel Mar Nero. 

Non c'è più il Nord Africa
Nel bacino mediterraneo del sud lo scenario è cambiato bruscamente. Una volta Egitto, Tunisia, Marocco e Libia erano destinazioni molto frequentate, oggi non più. Lì cadono governi e si accendono rivolte, un mercato impossibile per le crociere. Sono tre gli elementi che determiano un mercato crocieristico: la nave, il paese che la ospita con i suoi passeggeri, e il porto-città di destinazione. Tutti e tre legati in un nodo gordiano: se il paese è instabile, tutto il resto viene fortemente limitato.

L'Asia nasce nel 2005
Così oggi è l'Asia il mercato crocieristico del futuro. Anzi lo è già. «Dal 2005 - spiega Risso - con l'arrivo di Costa Crociere. All'epoca il presidente della compagnia Pierluigi Foschi veniva da un lungo periodo a Singapore, per cui gli investimenti erano pianificati bene. Per noi c'era il manager Antonio De Rosa. E oggi stanno arrivando tutti gli altri». A settembre scorso Norwegian Cruise ha speso tre miliardi di dollari per comprare la compagnia Prestige, del gruppo Oceania cruises e Regent seven seas cruises, con cui porterà nuove navi in Cina e India, due paesi dove il potenziale popolo di crocieristi vale non meno di 30 miliardi di euro. Poi c'è Royal Carribean con il marchio dedicato SkySea cruise, frutto di una joint stipulata a novembre scorso con Ctrip, primo agente di viaggio cinese. Quest'anno, il gruppo americano posizionerà cinque navi nel paese asiatico.
L'anno scorso nel mondo sono stati 100 milioni i passeggeri cinesi. Quest'anno, soltanto in Cina, si prevedono 2,2 milioni di passeggeri movimentati. «Lì bisogna adeguare soltanto il target – spiega Risso – seguendo le basilari leggi del marketing. Così come ci sono differenze tra una nave che ospita greci rispetto a una che ospita italiani, allo stesso modo, a bordo, bisogna offrire quello a cui i cinesi piace. Certo, c'è l'italian style che è esportabile, ma la cucina, per fare un esempio, deve essere cinese. C'è da adeguare le navi. I cinesi hanno anche loro due gambe e due braccia, per cui non parliamo di un altro mondo. Si tratta ora di farli appassionare alla vacanza in crociera».
La Cina regna. Investe in Africa e ora offre un bacino passeggeri senza paragoni. «1,7 miliardi di persone, direi che è un bel mercato, no?» scherza il presidente Cambiaso & Risso. «Costa Crociere – continua – ha già quattro navi lì. Bisogna tenere conto, però, che il cinese non è un imprenditore che investe nello yachting, come invece fa il russo». La partita sarà sui servizi a bordo, come il gabling, il gioco d'azzardo, che a bordo significa casinò. 
Dove non c'è la cultura del viaggio in nave, c'è la quantità. «Ripeto, 1,7 miliardi di persone - spiega Risso - dieci città portuali con dieci milioni di abitanti ciascuna. Shanghai e Singapore stanno costruendo un terminal dopo l'altro. Si calcola che ci sono 70 milioni di milionari in Cina. Il mercato traghetti lì è qualcosa di pazzesco». Sembra una passeggiata. «Lo sembrerebbe – afferma Risso - la Cina è un paese stabile. Vengo ora da Singapore e sono rimasto impressionato dalla ricchezza».

Infine c'è l'India, un altro mercato con potenzialità ancora maggiori. Ma è un capitolo a parte. Quest'anno dovrebbe avere un Pil superiore alla Cina, con una popolazione giovanile ancora maggiore.
 
Nella foto in alto, lo Shanghai international cruise terminal (via
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