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22/07/2015
porti, politiche marittime

Corte Ue complica dragaggi in Germania

dot Corte Ue complica dragaggi in Germania

Il porto di Bremerhaven non potrà scavare i suoi fondali. L’approdo tedesco ha perduto una causa presso la Corte di Giustizia Europea e tale esito potrebbe avere implicazioni per tutti gli scali dell’Ue, a cominciare da quello di Amburgo. Ma andiamo con ordine.

 

Bremerhaven, raccontano Container-mag.com e Cisco, aveva programmato di approfondire parti del fiume Weser per far sì che le portacontainer più grandi potessero effettuare scali nella sua struttura, oltre che a Brema e Brake. Questo piano finalizzato ad incrementare la profondità del canale navigabile del Weser esterno dal mare a Bremerhaven di 1,16 metri e di approfondire il basso Weser di un metro era stato presentato al tribunale amministrativo federale tedesco.


Ma l’organizzazione ambientalista Bund aveva sostenuto che il piano presentava un certo numero di inconvenienti di natura ambientale fra cui l’aumento del livello di acqua salata in determinate parti del basso Weser. Questo fenomeno, a detta della Bund, costituisce una violazione della direttiva quadro in materia di acque dell’Unione europea ed il tribunale tedesco aveva rimesso la questione alla Corte di Giustizia Europea.


Nella sentenza del primo luglio la Corte ha affermato che gli stati membri devono impedire il deterioramento dei corsi d’acqua e il progetto di dragaggio del fiume Weser potrebbe comportare rischi per l’ambiente. È probabile che questa decisione intralci i piani del porto di Amburgo mirati ad approfondire il fiume Elba, che erano stati sospesi in attesa della decisione, e che avrà implicazioni in relazione ad ogni futuro progetto di approfondimento presso i porti comunitari.

 

In Italia

La situazione italiana è diversa, in pratica siamo messi peggio. La legislazione del paese non prevede la manutenzione ordinaria dei fondali dei porti ma l'escavo straordinario di quelli che vengono chiamati "rifiuti", cioè le sabbie che tendono naturalmente ad accumularsi. Il fatto che siano considerati rifiuti, e non sabbie, determina un meccanismo burocratico anomalo: finché si trovano sul fondo sono parte del fondale; nel momento in cui la draga li fa emergere - per spostarli in una cassa di colmata o in un punto del fondale non interessato dal passaggio delle navi - non sono più considerati materiale di risulta ma rifiuti speciali ambientali. Questo fatto paralizza quasi qualunque escavo da fare nei porti, anche piccoli, come quello, importante per la pesca, di Mazara del Vallo. A complicare le cose, l'inclusione di molti scali italiani nella lista dei Siti di interesse nazionale (Sin), che qualcuno ha proposto tempo fa di abolire per facilitare i dragaggi.
Il governo ha espresso la volontà, come tutti i governi precedenti, di sbloccare questa paralisi. Recentemente il ministro dei Trasporti Graziano Delrio ha detto che dopo il piano della logistica (o riforma dei porti) si metterà mano a un decreto.

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