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04/07/2018
autotrasporto, porti

Congestioni nei porti, Fai: "La filiera non si coordina"

dot Congestioni nei porti, Fai: "La filiera non si coordina"
di Paolo Bosso

I porti italiani soffrono la modernità. «Il mercato è compresso, l'intermediazione sempre più sottile. Non c'è niente da fare: le congestioni si risolvono coordinando tutta la filiera, a cominciare dal produttore, per finire con i tempi di consegna». Così Ciro Russo, segretario del coordinamento Fai di Napoli, commenta gli ultimi casi di traffico di mezzi pesanti in entrata e uscita da alcuni porti italiani. 

Si avvicinano i tre giorni di sciopero al porto di Genova, proclamati dai sindacati dal 12 al 14 luglio, contro la congestione ai varchi dei mezzi pesanti. Ma non accade solo lì. In giornata Carla Roncallo, presidente dell'Autorità sistema portuale della Liguria occidentale (La Spezia e Marina di Carrara), incontrerà il prefetto Antonio Lucio Garufi e i vertici di La Spezia Container Terminal del gruppo Contship. Il motivo è lo stesso: le congestioni in ingresso e uscita dal porto.

Non è un problema solo dei porti di Genova e La Spezia. Oltre a Fai, Filt-Cgil, Fit-Cisl e Uiltrasporti, anche Trasportounito e Alis si stanno occupando delle vertenze. A Salerno, a maggio, gli autotrasportatori del coordinamento meridionale del Fai sono andati vicini allo sciopero per le stesse ragioni. Nel porto di Napoli la viabilità è compressa. «Quando ci sono incrementi di traffico, soprattutto nel periodo estivo, le strutture non riescono a reggere determinate finestre orarie», spiega Russo. Siamo quindi di fronte a fenomeni strutturali tipici di porti storici incassati nelle strutture urbane. «I problemi permangono – continua Russo - ma con vertenze e tavoli si cerca di creare un cluster unitario. A Napoli abbiamo problemi sulla gestione dei container vuoti e sulle file ai varchi, ma troviamo la disponibilità dei terminalisti e delle istituzioni. Non c'è niente da fare: queste tensioni vengono dissinescate con l'impegno della filiera, a cominciare dal produttore per finire con i tempi di consegna».

In poche parole, i porti italiani soffrono la modernità. Secondo Russo, «il mercato è così compresso, tutta l'attività di intermediazione è talmente ridotta, si pensi al ruolo degli spedizionieri nel corso del tempo, che ci troviamo con le conseguenze della speculazione del mercato. Per l'autotrasporto significa che i camion compiono più operazioni di trasporto con la stessa paga». Oppure perdono un sacco di tempo in attese non retribuite. «C'è un'intermediazione parassitaria. Le file non sono adeguatamente retribuite, cosa che si ripercuote sull'organizzazione dell'impresa di trasporto. In alcuni casi l'autotrasportatore attende fino a sette ore per vedersi caricato un container perché avviene senza pallet, così che il produttore non perda merce».
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