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01/07/2014
ambiente, armatori, crociere, porti

Concordia va a Genova, di nuovo

dot Concordia va a Genova, di nuovo
a cura di Paolo Bosso 
 
«Nei tempi previsti, la nave verrà smaltita in Italia. Comprendiamo coloro i quali speravano in altri porti, ma la soluzione sulla quale i privati hanno convenuto e noi ben volentieri abbiamo autorizzato, è quella che permetterà di intervenire nel porto di Genova». Le parole del premier Matteo Renzi sintetizzano efficacemente questo ultimo mese, quello passato tra la proposta-progetto dei privati di smantellare il relitto della Costa Concordia a Genova e l'avallo, avvenuto ieri, del Consiglio dei ministri. Costa Concordia andrà a Genova, la decisione è inesorabile.

Gli ultimi 30 giorni
Il 28 maggio armatori, assicuratori e cantieri genovesi avevano stretto un accordo per portare il relitto nel capoluogo ligure, con tanto di progetto. Una decisione che rendeva Genova non più solo un candidato allo smantellamento del relitto naufragato all'isola del Giglio il 13 gennaio 2012, ma il porto di destinazione vero e proprio. Essendo però Costa Concordia classificato come rifiuto speciale, Regione Toscana e governo hanno il nulla osta sulla sua rimozione. Il 25 giugno, in Conferenza dei servizi, l'ente regionale aveva detto no insieme alla Provincia all'idea di Genova per favorire il porto di Piombino ad appena 38 miglia ma ancora senza un bacino adatto per smantellare la nave da crociera. Una bocciatura apparentemente irresponsabile, vista l'emergenza all'isola del Giglio, ma in realtà comprensibile considerando che a maggio 2013 il governo Monti approvò una prima parte di un finanziamento complessivo, attualmente arrivato a 160 milioni, per rifare le infrastrutture utili a smantellare Concordia e risollevare le acciaierie.

Lo stato di emergenza non si negozia
Ma il braccio di ferro Regione-governo, per quanto desiderato dai media, in realtà non c'è mai stato. Costa Concordia non può stare lì ad aspettare la fine delle opere per Piombino. Sarebbe stato bello portare il relitto lì, far respirare un indotto che, più di Genova, ha bisogno di lavoro. Ma uno stato di emergenza non può essere solo una ghiotta occasione di profitto (almeno non in questo caso). Il progetto per portare Concordia a Genova c'è da tempo, porta la firma dei cantieri San Giorgio, degli assicuratori Standard P&I e Royal Sun Alliance, ed è stato approvato anche dagli ingegneri statunitensi di Titan Salvage, quelli che insieme all'italiana Micoperi hanno fatto miracoli in questi ultimi due anni all'isola del Giglio. 

I commenti
L'annuncio della decisione del Consiglio dei ministri di portare Costa Concordia a Genova l'ha data per primo ieri in serata il ministro dell'Ambiente Gian Luca Galletti, con un tweet, seguito subito dopo dall'annuncio ufficiale del premier Renzi. «Non si trattava di una competizione fra porti, ma di una gara fra privati» è stato il commento del presidente dell'Autorità portuale di Genova Luigi Merlo. La valutazione è tecnica, afferma, «abbiamo detto che i porti dovevano essere attrezzati per questa operazione e noi lo siamo».

Genova, arrivo, strappo e smantellamento
A detta dell'amministratore delegato di costa Crociere Michael Thamm, in due settimane Costa Concordia potrebbe lasciare l'isola del Giglio. Cinque giorni di viaggio per percorrere 370 chilometri alla velocità media di 4,5 km/h. Portarla a Genova e smantellarla costerà, secondo il progetto di assicuratori, Costa Crociere e cantieri liguri, circa 100 milioni di euro, poco più del doppio di quanto aveva proposto il porto turco di Smirne, ben più lontano però, il che avrebbe richiesto una forma di trasporto del relitto completamente diversa.
Trattandosi di una distanza “tollerabile”, il sistema per trasportare un relitto da 114mila tonnellate sarà quello classico del traino. Arrivata a Genova, Concordia passerà dapprima al terminal di Voltri, l'unica bocca di accesso al porto con un pescaggio sufficiente (circa 18 metri). Verrà “strippata” (tutti gli oggetti di arredamento verranno “strappati”, rimossi), alleggerendola quel tanto da farle raggiungere un pescaggio di 15 metri. Passerà poi a Levante, nell'area di riparazioni navali di Sampierdarena, dove verranno tagliati i ponti. Il pescaggio si ridurrà a 10 metri. Infine, ultimo passaggio al bacino di carenaggio per lo smantellamento definitivo.

Quanto si è speso
Ad oggi si stima che i soldi spesi dal naufragio fino ad oggi siano stati intorno al miliardo di euro, di cui più della metà a carico degli assicuratori. 

Cosa farà Piombino
Il porto toscano, ormai ex candidato allo smantellamento di Costa Concordia, sta realizzando una nuova banchina, già inserita nel piano regolatore risalente al 2008. L'accordo di programma finanzia per 150 milioni diverse infrastrutture. Oltre alla banchina (lunga 340 metri, ampia 80mila metri quadrati e con 15 metri di pescaggio) si sta realizzando un bacino di carenaggio di 300 metri di lunghezza e 50 di larghezza.
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