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22/08/2013
autotrasporto

CNA: "L'Autotrasporto spende 50 milioni l'anno per dimostrare la capacità finanziaria"

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"Un'idea di quanto e come sia grave e dolorosa la ferita inferta da cinque anni di crisi all’artigianato italiano". Con queste parole CNA commenta i dati elaborati e presentati dal suo centro studi sull'economia di settore. Da gennaio a giugno 2013, rende noto l'associazione, sono più di 21mila le imprese artigiane chiuse e la previsione è di ulteriori 40mila unità produttive in chiusura, con oltre 100mila posti di lavoro a rischio. Non fa certo eccezione l’autotrasporto che in questi ultimi anni ha visto la serrata di circa 10mila aziende ma che soprattutto continua a subire, mese dopo mese, l’aumento indiscriminato dei costi operativi imputabili al caro gasolio, al caro assicurazioni, al caro pedaggi e traghetti. CNA-Fita invita quindi la politica a fare tutto il possibile affinché norme anche giuste ed opportune non si trasformino in ulteriori balzelli. “Non vorremmo – ha dichiarato Cinzia Franchini, presidente nazionale – per esempio che il legittimo recepimento di normative europee si trasformi nell’ennesimo alibi per le solite lobby pronte a colpire le nostre imprese. E’ già accaduto e sta ancora accadendo, prosegue Franchini, laddove i nostri imprenditori, a partire dallo scorso anno, stanno versando in media 500 euro ognuno, nelle casse delle assicurazioni o delle banche, per dimostrare il requisito della capacità finanziaria indispensabile per mantenere l’iscrizione all’Albo (e quindi per lavorare). Se pensiamo che le imprese iscritte all’Albo degli autotrasportatori in conto terzi sono 103.881 stiamo parlando di oltre 50 milioni di euro (le stime sono prudenziali) che di fatto si sono trasformati in una odiosa tassa che potenti lobby, assicurative e bancarie, hanno imposto al nostro sistema produttivo". 
CNA-Fita esprime pubblicamente il suo parere anche in merito al provvedimento sulla riduzione del 30% delle sanzioni, applicabile anche ai possessori di patente professionale nell’esercizio dell’ attività di trasporto merci o persone, contenuto nel Decreto del Fare. "Vada bene per lo sconto - scrive in una nota l'associazione - ma non si capisce perché si dovrebbe esprimere soddisfazione per avere recuperato l’errore che il legislatore, ben oltre tre anni fa, aveva commesso generando una palese disparità tra autotrasportatori italiani e vettori esteri laddove i primi di fatto pagavano, immediatamente agli agenti accertatori, in caso di ricorso al verbale, una cauzione pari alla metà del massimo della sanzione pecuniaria prevista per la violazione, rispetto agli esteri che sborsavano la metà del minimo, generando di fatto una disparità di trattamento a svantaggio degli autotrasportatori italiani". CNA-Fita ritiene ancora insoddisfacente la soluzione data rispetto al contesto europeo. Oggi infatti l’Italia equipara, nel pagamento di talune sanzioni, i suoi vettori nazionali a quelli esteri. Tutto ciò non accade in Francia come in Germania, dove ovviamente il vettore francese o tedesco non è obbligato a pagare le contravvenzioni immediatamente in strada, agli agenti di Polizia, per evitare il blocco del camion e quindi della merce. A questo punto CNA-Fita invita il legislatore ad uno sforzo ulteriore equiparando, nell’applicazione della norma e delle sanzioni, il nostro paese al contesto europeo.
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