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20/07/2017
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Check-up Mezzogiorno, crescono imprese hi-tech. Occupazione ai minimi

dot Check-up Mezzogiorno, crescono imprese hi-tech. Occupazione ai minimi
Il Meridione continua a mostrare una certa vitalità imprenditoriale, le esportazioni crescono sensibilmente, si moltiplicano le start-up, il turismo cresce, a fronte però di un basso tasso di impiego, un livello di disoccupazione che resta molto alto e un tasso di investimenti costantemente al ribasso. È il “check-up Mezzogiorno” 2016, la fotografia del comparto industriale delle otto regioni del Sud Italia (Abruzzo, Molise, Campania, Puglia, Basilicata, Calabria, Sicilia, Sardegna) realizzato da Confindustria e Studi e Ricerche per il Mezzogiorno (Srm) di Intesa Sanpaolo. Dopo un 2015 che ha visto crescere le regioni del Sud più della media nazionale, le anticipazioni relative all'anno scorso confermano una tendenza alla crescita moderata, che dovrebbe proseguire anche nella prima parte di quest'anno.

Campania 
Le imprese attive e le società di capitali sono passate da oltre 473 mila nel primo trimestre del 2016 a oltre 477 mila nel primo trimestre del 2017 (+1%), e con il passaggio da oltre 97 mila società di capitali nel primo trimestre 2016 a oltre 103.000 nel primo trimestre del 2017 (+6,3%) .«La Regione Campania è quella che in Italia ha maggiormente cofinanziato e sostenuto la misura del credito d'imposta, e che rispetto a un investimento complessivo di 1,878 mld ha visto realizzarsi la quota largamente più consistente degli investimenti totali con oltre 802 mln (pari a circa il 43% del totale investito)», commenta  Amedeo Lepore, assessore alle Attività Produttive della Regione Campania.

Pil
L’”Indice Sintetico dell’Economia Meridionale” di Confindustria-SRM mostra un PIL in crescita dello 0,9 per cento, su livelli non molto lontani da quelli del 2015 (+1%), trainato dall’industria in senso stretto (il cui valore aggiunto è cresciuto, nel 2016 del 3,4%, oltre 2 punti in più della media nazionale). 

2017: cresce il numero delle imprese
8 mila le imprese nate nei soli primi tre mesi di quest'anno (+0,5%, contro una media nazionale in calo dello 0,3%). Prosegue l’aumento delle società di capitali (+16 mila nel I trimestre 2017), ad un ritmo doppio rispetto al Centro-Nord. Le start-up crescono del 29,1 per cento nel I trimestre del 2017 rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente), un dato migliore di quello registrato al Centro-Nord (+25,7%), con un trend positivo che riguarda tutte le regioni del Mezzogiorno. Positivi sono anche i dati sulle imprese in rete (1.000 in più in soli sei mesi) che aumentano ad un tasso, anche in questo caso, maggiore rispetto a quello del Centro-Nord. Cresce il fatturato delle piccole imprese (+0,6%), spina dorsale del sistema produttivo nazionale, ma soprattutto di quello del Sud, di cui rappresentano oltre il 90% del totale delle imprese.

2017: export a doppia cifra. Cresce la robotica
Nei primi tre mesi dell’anno le esportazioni sono state pari a 10,3 miliardi nel Mezzogiorno, registrando un +12,7 per cento. Risultato migliore della media nazionale (+9,7%), trainato dal forte recupero dei prodotti della raffinazione (+68,9%) e chimici (+35,1%), dall’export di macchinari (+10,1%) e della farmaceutica (+8,1%). Superiore alle attese è, in particolare, la performance del settore dei macchinari, setore che, sebbene di dimensioni ancora ridotte al Sud (circa 2 mila imprese), ha registrato una crescita dei ricavi (+7,3%) più del doppio rispetto alla media nazionale (3,4%), così come degli addetti, cresciuti al Sud (+2,7%) quasi il doppio della media Italia (+1,4%). Le esportazioni di macchine utensili (principalmente verso Germania e Stati Uniti) nel 2012-16 hanno avuto un tasso di crescita medio del 2,4%, a fronte di una contrazione dei principali Paesi Europei e della stessa media nazionale (-2,9%). Migliora, in particolare, la quantità e la qualità dei macchinari installati nelle aziende meridionali. Secondo i dati di UCIMU, l’associazione di Confindustria che rappresenta i produttori di macchine utensili, particolarmente significativa è la quota dei robot sul totale delle macchine installate, pari nel Mezzogiorno al 14%, rispetto ad una media delle altre regioni che si ferma al 7,4%.

Investimenti crollati
Dal 2008 sono calati del 44 per cento, di cui del 37% nel manifatturiero. C'è stata una timida inversione di tendenza nel 2016 (+0,8%), ma i livelli pre-crisi restano lontani. «Particolarmente tempestive – si legge in una nota del “check-up” - sono state, perciò, le modifiche apportate nel 2017 al credito d’imposta per gli investimenti nel Mezzogiorno, che potranno spingere in alto gli investimenti delle imprese già nella seconda parte dell’anno».

Bassissima occupazione giovanile
L'unico dato positivo è che gli incentivi 2017 hanno portato 55 mila assunzioni in più. Tornano a calare gli impieghi totali al Sud (-1,2% nel II trimestre 2016) e l’intensità creditizia (cioè il rapporto tra impieghi e PIL) registra una frenata (solo in parte spiegabile con la crescita moderata del PIL stesso). «Cosicché - spiega il rapporto - mentre il profilo di rischio delle imprese tende progressivamente a migliorare, l’espansione della domanda di credito non riesce ad essere del tutto soddisfatta dall’allentamento, seppur visibile, delle condizioni praticate per l’offerta di credito». L’occupazione cresce rispetto ad un anno fa (+1%) ma con un ritmo più lento negli ultimi mesi: un campanello d’allarme che non va trascurato, soprattutto in considerazione dei numeri rilevanti perduti durante la crisi, solo parzialmente recuperati. La disoccupazione resta elevata (21%) ed è anzi in crescita per effetto dell’aumento delle persone che si riaffacciano sul mercato del lavoro in cerca di occupazione. È altissima la disoccupazione giovanile (56,3%), ad un livello doppio rispetto alle regioni del Centro-Nord. Così come elevato resta il numero dei Not in Education, Employment or Training (NEET), dei giovani che non studiano e non lavorano: sono 1 milione e 800 mila al Sud (più di metà del dato nazionale), di cui 800 mila senza titolo di studio. 

Dieci milioni di turisti
Nel 2016 sono stati superati i 10 milioni di turisti in visita nelle otto regioni del Sud, e la loro spesa supera i 3,6 miliardi di euro (+19%).

Le cose da fare
«Pesano i divari di competitività con il Centro-Nord e la capacità produttiva andata distrutta, l’andamento della spesa per investimenti pubblici - prima di tutto infrastrutturali, che non accompagna questa tendenza, l’offerta di credito che fatica a seguire la domanda, soprattutto delle imprese», scrivono Confindustria ed Srm, «tuttavia, i segnali di vitalità degli ultimi anni si fanno sempre più intensi e sempre più diffusi, soprattutto grazie alla capacità competitiva (sul mercato interno e nella competizione internazionale) di un nucleo forte di imprese che si fa progressivamente più consistente». Da qui tre punti per ripartire:

• favorire la natalità delle imprese
• sostenere la crescita dimensionale, l’innovazione e l’internazionalizzazione delle imprese esistenti
• incrementare gli investimenti pubblici

Come fare?
Sul versante delle imprese, i provvedimenti già in vigore (come il credito di imposta e gli iperammortamenti) «vanno nella giusta direzione», così come quelli in costruzione, come il DL Sud, attualmente all'esame del Parlamento, con le sue proposte per la creazione di nuove imprese da parte di giovani o le Zone Economiche Speciali. I Programmi Operativi e i Patti attuativi del Masterplan costituiscono delle «buone basi di partenza». Al Mezzogiorno serve «una politica di coesione più semplice e più efficace, più concentrata, capace di sostenere il rafforzamento e l’innovazione della base produttiva e il superamento dei divari di competitività dei territori. L’accelerazione nell’utilizzo delle risorse, la piena efficacia delle strutture di gestione e controllo, la riduzione del rischio di inefficace utilizzo dei fondi, già nell’attuale ciclo di programmazione, costituiscono le prime e più urgenti carte da giocare per rafforzare la nostra credibilità in vista della programmazione futura».
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21 SETTEMBRE 2017 ore 15:37
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