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11/04/2017
nautica, armatori, storie

Capitani di yachts, avventure e disavventure

dot Capitani di yachts, avventure e disavventure

di Gaetano Mortola - DL News

 

[…] Nella mia professione di perito navale ho avuto spesso a che fare con yachts. Nel 1999 fui per due mesi Capitano di uno yacht di 22 metri, in riparazione nel porto di La Spezia. Fu una bella esperienza che mi servi in seguito. Il Capitano rilevato si era occupato poco del suo battello bisognoso di molte riparazioni. Conobbi in loco altri skippers, imparai le realtà del navigare su questo tipo di battelli. Fortunatamente per me la Exxon mandò avanti il progetto ispezioni petroliere e mi sganciai alla svelta. Non mi sentivo proprio tagliato per questo tipo di vita, completamente diversa dall’essere al comando di navi vere e proprie. Diciamo la verità, sugli yachts il capitano risponde oltre che ai suoi compiti professionali anche ai capricci dell'armatore “padrone/padrona”. Certo i mega yachts hanno più bisogno di comandanti esperti di quelli più piccoli. Io, dopo le esperienze vissute, consiglierei gli armatori di metterli nelle mani di ufficiali che abbiano prima navigato su navi commerciali.

 

Personalmente ho potuto constatare che per fare il capitano di  piccoli yachts bisogna  pur sempre imparare a manovrarli, nonostante la mia lunga esperienza di manovre su petroliere di tutti i tipi e DWT. Se avessi continuato a fare il capitano di  quel yacht mi ero ripromesso   di intraprendere in mare aperto e con bonaccia di vento una serie di manovre  per conoscere  bene come si comporta, secondo tutti gli ordini di timone e macchina, nonché i “turning circles”.

 

Si, lo posso dire, sia io che mio figlio (perito di BCN) abbiamo in massima parte trovato poca professionalità negli skippers. Fortunatamente  per i periti combinano un mucchio di guai! Uno dei più frequenti è dare fondo sui cavi elettrici sul fondo del mare  anche  se sono segnalati sulle carte. E’ successo almeno 4 volte in questi ultimi anni nelle isole Baleari. L’ultimo, a Formentera, l’estate scorsa.

 

Yacht di 42 metri, dove il capitano (inglese) si è fidato di consultare solo un vecchio portolano scritto da un capitano di Yachts (inglese) senza controllare bene le carte  etc. Dovete sapere che un cavo elettrico  moderno pesa circa 140 Kg. per metro. Ci sono dentro cavi elettrici, telefonici, fibre ottiche ed è mantenuto pieno d’olio speciale. Nel suo rapporto il capitano fu molto superficiale, nascondendo le reali manovre eseguite. Lo si  poté appurare  dal controllo AIS. La rottura del cavo provocò una pollution. Il Port State control  Inspection trovò EPIRB con batteria scaduta, comandante abile al comando di battelli solo fino a 200 T mentre lo yacht era da 400 T. Ne segui una multa di circa 60mila euro. I danni reclamati dalla compagnia elettrica spagnola ammontarono a circa 8 milioni di €. La compagnia assicuratrice inviò anche  uno dei migliori avvocati esperto  di questi casi. Non servi a niente. Penso che il Capitano abbia perso oltre che il posto anche la patente.

 

Un triste caso. Un incidente analogo nel 2015 nell’isola di Ibiza  costò alla compagnia assicuratrice dello yacht  solo circa 750mola euro perché riuscimmo a controbattere  positivamente vari punti importanti del rapporto della  perizia della parte avversa. Quindi, cari comandanti di  Yachts, quando dovete dar fondo, controllate bene carte nautiche e portolani. Fidatevi solo dei portolani ufficiali. Anche i rapporti di incidente devono contenere la verità  perché poi con il controllo AIS o  VDR tutto viene a galla e raccontare balle  non è proficuo.

 

A BCN, anno 2013, mi occupai di un grosso panfilo (42 m con un solo albero) appena ricondizionato da cima a fondo, per conto del RINA spagnolo. Eseguii tutti i controlli, in mare aperto, per il rilascio del certificato di classe. Ecco, fui compiaciuto nell’incontrare un capitano israeliano veramente professionale; tuttavia quando fu il momento di eseguire il “crash stop” (da tutta avanti a tutta indietro) mi pregò di farlo “doucement”. Col motore nuovo aveva timore che potesse succedere qualche avaria e dover ritornare in cantiere perdendo altro tempo. Durante le mie esperienze mi sono comunque reso conto che sui panfili ci vuole un equipaggio veramente esperto specie il capitano. Navigare a vela con grossi battelli non è uno scherzo.

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