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27/07/2012
ambiente, porti

Campania, linee guida per i rifiuti nei porti

dot Campania, linee guida per i rifiuti nei porti
di Paolo Bosso 
 
Regione Campania, Arpac e Capitanerie di Porto hanno presentato questa mattina le linee guida in materia di raccolta, gestione e pianificazione dei rifiuti nei porti campani non amministrati dalle Autorità portuali. Nella Sala Giunta della Regione, gli assessori all’Ambiente Giovanni Romano, ai Trasporti Sergio Vetrella, il direttore marittimo della Campania contrammiraglio Domenico Picone e il direttore generale dell'Arpac Antonio Episcopo hanno illustrato un piano che dovrebbe concretizzarsi entro cinque anni.
La Regione spiega che «il documento, frutto di un lavoro svolto sin dall’inizio dell’anno dalla Regione e dalle Capitanerie, serve a regolamentare lo smaltimento dei rifiuti nei porti campani non sede di Autorità portuali e a garantire omogeneità nell’applicazione delle norme, in modo da agevolare anche la vigilanza rispetto alle infrazioni e l’applicazione delle sanzioni». Sia la Regione che la Capitaneria hanno tenuto a sottolineare che questo piano coordinato, «esempio virtuoso di coordinamento istituzionale» ha affermato Picone, è il primo in Italia.
Nel dettaglio le linee guida interessano sessanta strutture e, come spiegano i tecnici Arpac, serviranno a indicare il percorso di autorizzazione idoneo per ciascuna tipologia di rifiuti, che sono tanti: da quelli speciali (scarti del motore, prodotti chimici etc.) a quelli ordinari delle aree portuali, fino alle acque reflue. I porti sono inquadrati in cinque zone, un quadro normativo classifica i rifiuti e un piano di raccolta organizza il tutto.
«Sulla base degli approdi abbiamo calcolato che in Campania ci sono nel solo periodo di agosto circa 100mila accosti, un numero superiore agli abitanti di Benevento». Se si tiene conto ai soli servizi igienici di bordo che vengono utilizzati dai natanti, i rifiuti presentano un bel grattacapo. Per questo uno degli obiettivi delle linee guida è quello di «disincentivare – spiega l’Arpac - l’uso dei servizi igienici a bordo offrendo ai natanti la possibilità di utilizzare quelli a terra». Lo stesso discorso vale per tutti gli altri rifiuti: «Non possiamo – spiega Picone - dare un’alibi a chi vuole gettare i propri rifiuti in mare o in un angolo del porto. Dobbiamo indicare e offrire a tutti i punti dove smaltire i propri rifiuti». Un piano ampio tenendo conto del sovraffolamento endemico di queste zone e delle numerosissime aree marine protette, questo è il motivo per cui richiederà cinque anni per avviarsi.

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