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09/10/2017
autotrasporto, logistica

Autotrasporto, cresce il traffico soprattutto delle imprese estere

dot Autotrasporto, cresce il traffico soprattutto delle imprese estere
Aumenta il trasporto merci in Italia, ma non soltanto per gli italiani, e non soprattutto. Crescita del 4 per cento per il trasporto gomma tra il 2016 e il 2018, del 5 per cento per il ferro, ma la maggior parte delle imprese dell'autotrasporto (il 55 per cento) sono dell'Est Europa. Gli ultimi dati di uno studio Confcommercio-Isfort, presentato oggi a Como nel corso del terzo Forum internazionale Conftrasporto-Confcommercio, sono confortanti: le previsioni di quest'anno segnano 444,6 miliardi per tonnellate-chilometro (448,3 quelle del 2018), un buon livello considerando che nel 2014 le t-km erano 413,1 miliardi. Una quota cresciuta, evidenzia l'associazione, grazie allo sviluppo dell'intermodalità. Si registrano – spiegano Confcommercio e Isfort - nuovi fenomeni: delocalizzazione all'estero di molte imprese, soprattutto dell'autotrasporto, e la contemporanea colonizzazione del settore, dalle strade agli scali portuali, da parte di aziende e gruppi stranieri, che riversano all'estero la ricchezza prodotta in Italia e «rischiano di relegarci ai confini dell'impero tracciato dalla Via della seta trasformando un'opportunità in un danno».

Per quanto riguarda l'autotrasporto, una parte delle imprese italiane ha delocalizzato mantenendo parte o tutta la proprietà. Segnale di «una perdita netta di un settore produttivo», una «deterziarizzazione» rilevante per il Paese secondo Confcommercio-Conftrasporto.   

«In Europa il porto dei cinesi rischia di diventare il Pireo. Siamo all'assurdo. Purtroppo i casi di Napoli e Taranto parlano chiaro. Colossi come Msc e Cosco volevano investire lì ma per le beghe italiane hanno rinunciato. La Via della seta è un'opportunità enorme. Rischiamo di perderla se non ci muoviamo subito e con decisione», commenta il presidente Conftrasporto e vicepresidente Confcommercio, Paolo Uggè, riferendosi con “via della seta” al complesso, articolato e decennale progetto di rilancio dei collegamenti tra Asia ed Europa fortemente finanziato dalla Cina. «Possiamo parlare di ripresa ma lenta e parziale come confermato dal nostro Ufficio Studi che ha rivisto al rialzo di alcuni decimi di punto le previsioni su Pil e consumi per il 2017 e il 2018. Una crescita con una domanda interna ancora debole e lontana da quel ritmo attorno al 2 per cento che consentirebbe un più rapido riassorbimento della disoccupazione, una riduzione apprezzabile dell'area della povertà assoluta, un recupero vigoroso dell'attività produttiva nelle regioni italiane che più hanno perso durante la crisi», aggiunge il presidente Confcommercio Carlo Sangalli.
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