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18/07/2012
eventi, porti

Assoporti volta pagina. Merlo alla presidenza

dot Assoporti volta pagina. Merlo alla presidenza
Nei prossimi tre/quattro anni l’import export dei container nel mondo crescerà tra il 7 e l’8 per cento, di meno le rinfuse solide e liquide. A dirlo è Francesco Nerli, presidente uscente di Assoporti, nella relazione all’assemblea annuale dell’associazione.
Un discorso cupo, ottimista sulle prospettive del Mediterraneo anche se guardando alle sue perenni potenzialità inespresse il tono ritorna ad essere pessimista. Dopo aver riassunto brevemente la situazione economica internazionale, sia sul fronte finanziario che prettamente portuale, Nerli si è soffermato sull’Italia guardando principalmente al rapporto tra governo e amministrazioni portuali. Con la imminente nomina di Luigi Merlo (Genova) alla presidenza, a cui succederà tra un anno Pasqualino Monti (Civitavecchia) per la prima rivoluzionaria presidenza a rotazione della storia di Assoporti, l’associazione si propone come interlocutore principale dei porti verso la politica nazionale e la governance dei trasporti. 
Assenza di un disegno di sviluppo nazionale, carenza di risorse e sproporzione tra la competitività italiana ed europea. Sono questi i tre punti critici della portualità nazionale secondo Nerli. Sull’ultimo punto bisogna aggiornare tasse e diritti marittimi, “fermi al 1993” afferma Nerli, l’autonomia finanziaria è una delle chiavi per recuperare le risorse mancanti e un disegno di sviluppo nazionale si crea secondo Nerli nel momento in cui i porti hanno un’unica interfaccia governativa: “Non è possibile che le authorities debbano rivolgersi o al ministero dei Trasporti o a quello dell’Economia”, come a dire: vogliamo un interlocutore unico.
 
11.50 Il presidente Confitarma Paolo d’Amico, nel corso della tavola rotonda coordinata da Luigi Merlo, spiega che c’è allo studio un disegno di legge che dovrebbe decentralizzare le tariffe tecnico-nautiche destituendo il ruolo del ministero dei Trasporti che non sarebbe più il coordinatore. Pur riducendo i costi, l’iniziativa non incontra il favore della confederazione degli armatori italiani: “Noi siamo contrari” afferma d'Amico, “verremmo esclusi dalla nostra funzione consultoria” .
 
12.00 In tempi di spending review anche i porti italiani devono contenere i costi riducendo ed accorpando funzioni ispettive, di controllo e quant'altro a bordo di una nave. A dirlo è il vicepresidente della Federazione del Mare Umberto Masucci, in vece degli agenti marittimi. Masucci riporta un esempio curioso. “Una volta sono stato in un porto del Texas e, salito a bordo di una nave estera, ho trovato un solo rappresentante delle autorità di controllo. Il motivo era che, non essendoci soldi, c’era stato un accordo tra custom e immigration per cui quando una nave attraccava a bordo era ridotto al minimo l’uso del personale portuale. La nave veniva da Houston, quindi era già stata controllata dalla dogana, ma anche se proveniva da un altro stato americano la situazione non cambiava più di tanto”. Ed ora il paragone con l’Italia: “Quando sono tornato in Italia su una nave da crociera italiana proveniente da un porto italiano a bordo ho trovato ben sette persone tra Guardia di Finanza, dogana, port authority ed autorità marittima, polizia di frontiera etc.”.  
 
12.50 “Bisogna ristabilire gli equilibri del ’94, quando le autorità portuali avevano nel ministero dei Trasporti l’organo governativo che li rappresentava”. Inizia così il primo discorso pubblico di Luigi Merlo da presidente Assoporti, ancora non ufficializzato ma di fatto già alla guida dell’associazione. Merlo chiarisce che “oggi questo ministero è stato spacchettato e diviso con quello dell’Economia". E sui troppi controlli sulle navi afferma: “Se i controlli a bordo sono capestri è perché sono stati imposti dal mercato degli industriali che oggi non esiste più, soppiantato dal mercato logistico-industriale” che semplifica la burocrazia.
 
13.00 “Non ci accontentiamo della mancia, 70 milioni sono la metà di quello di cui abbiamo bisogno”. Merlo giudica così l’ipotesi di autonomia finanziaria che sta per essere discussa al Senato, quell’1% di gettito fiscale che i porti trattengono per sé. “Insufficiente” per Merlo. “Sono provvedimenti voluti sbattendo i pugni sul tavolo” ha risposto nel suo intervento il viceministro ai Trasporti Mario Ciaccia. Come a dire: già c’è voluto tantissimo per ottenere questa fetta che ancora aspetta di diventare legge, figurarsi a chiederne di più. Sullo sportello unico marittimo secondo Ciaccia c’è il rischio che si generi una nuova moltiplicazione di controlli: “Ci sono troppi sportelli unici al via, tra sanitario e doganale, marittimo, c’è bisogno di uno sportello unico portuale”. 
 
foto (© Paolo Bosso) 
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