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16/12/2011
porti

Assoporti di nuovo nella bufera. Lasciano in otto. Oppure no?

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Assoporti di nuovo nella bufera. Lasciano in otto. Oppure no?
Sono giorni difficili per Assoporti. Ieri, come riferisce Adnkronos, otto Autorità portuali italiane hanno inviato al presidente Francesco Nerli una raccomandata contenente la loro uscita dall’associazione «con effetto immediato». I porti in questione sono Ancona, Augusta, Cagliari, Civitavecchia, Napoli, Olbia, Taranto e Trieste. «La nostra decisione – ha affermato ad Adnkronos Luciano Canepa, presidente dell'Autorità Portuale di Ancona - ha un obiettivo propositivo, non di rottura. Non ci sentiamo rappresentati adeguatamente dall'associazione ma il nostro non è assolutamente un atteggiamento negativo nei confronti di Assoporti e del presidente Nerli. Non voglio dire di più, per ora, per rispetto nei confronti del presidente, al quale chiariremo la nostra posizione».
Bisogna andarci con i piedi di piombo però. Pare che già alcune di queste Authority abbiano manifestato la loro intenzione a rientrare. Ma quali? E, visto il caos attuale e le numerose critiche (spesso ipocrite) che l’associazione riceve ormai da anni, la domanda vera da farsi è: sarà tutto vero? Fatto certo è che Assoporti sta cadendo a pezzi. Resterà in piedi, probabilmente rientreranno quasi tutte le Authority, e l’associazione ritornerà di nuovo come prima. Oppure verrà dimezzata e non avrà più ragione di esistere. Perciò, la vera domanda da porsi è: chi attualmente rappresenta i porti italiani? 
Già otto mesi fa Napoli, Ancona, Civitavecchia e Olbia manifestarono le loro forti critiche quando già il porto di Trieste era fuori. Sia allora come oggi le motivazioni sono le stesse: troppa burocrazia e poca rappresentanza di fronte al governo. Se le critiche siano vere o no è difficile stabilirlo con sicurezza. Anche il fatto che a lasciare siano molti enti guidati dal centrodestra quando Nerli è uno storico ex diessino non aiuta. Anzi, aumenta solo la confusione tra manovrine, trattativine, accordini e mezzuccini tipici della politica italiana. Ma dalla confusione emerge un dato di fatto incontestabile: le autorità portuali italiane devono essere rappresentate in qualche modo. Probabilmente sarà sempre Assoporti a svolgere questa funzione in futuro, non si vedono ragioni per cui non possa essere altrimenti. In questo caso però la cosa più giusta da fare per uscire da questo impasse non è sburocratizzare ma riformare. Dalle fondamenta. 
 
Paolo Bosso 
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