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26/01/2016
autotrasporto, porti

Assemblea Fai, "Il camion è la chiave intermodale"

dot Assemblea Fai, "Il camion è la chiave intermodale"
di Paolo Bosso 
 
Per quanto il trasporto delle merci debba essere il più ecologico possibile, della gomma e dei camion ce ne sarà sempre bisogno. In Europa la quota più bassa di questa forma di trasporto, secondo i dati Eurostat, ce l'ha la Germania, pari al 62 per cento, seguono Francia (76%), Inghilterra (83%), Italia (85%) e Spagna (92%). «Nell'intermodalità siamo i protagonisti» afferma Ciro Russo, segretario della Federazione Autotrasportatori Italiani (Fai) di Napoli, città scelta dal quadro sindacale nazionale per l'assemblea annuale tenutasi domenica scorsa alla stazione marittima.

Il porto campano è stato al centro delle riflessioni dell'assemblea. «Sette giorni, quelli che una nave impiega per fare il giro del Mediterraneo, sono il tempo di attesa a cui può arrivare un mezzo pesante qui. A differenza di Salerno, dove le cose funzionano, Napoli è un limbo, sembra il luogo di punizione dei funzionari doganali. Io credo che un'unica autorità per entrambi i porti ci potrà ascoltare meglio». Ne è convinto il presidente Fai Napoli Fabrizio Bouchè che, pur evidenziando il buon esempio di Salerno, contrariamente agli operatori di quest'ultimo porto vede bene l'accorpamento deciso dal governo con un decreto legislativo varato dal Consiglio dei ministri la settimana scorsa.
 
Con la nuova legge di Stabilità sono previste per il settore nuove agevolazioni su pedaggi autostradali e fisco.
 
Pur essendo il Paese in lieve ripresa («si va verso la crescita: nel 2009 il Pil ha perso oltre il 6 per cento, l'anno scorso ha guadagnato lo 0,7%», sottolinea Russo), il Mezzogiorno non gode dello stesso ottimismo. «Berlusconi, Monti, Letta e Renzi. Non siamo riusciti a convincere quattro governi dell'importanza del porto di Napoli – spiega il sindaco partenopeo Luigi De Magistris -. La verità è che non c'è collaborazione tra mondo portuale e cittadino, tant'è che quando c'è la “chiamata alle armi” in difesa dello scalo nessuno risponde. Abbiamo perso 153 milioni di fondi europei ma al di là dell'incapacità locale il fatto non mi sembra casuale, c'è una strategia politica nel mantenere il Meridione in questo stato. Parliamo sempre delle stesse cose. A chi conviene? Il porto, commissariato da anni, non dovrebbe essere governato dalla burocrazia».
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