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06/10/2011
politiche marittime, armatori

Assemblea Confitarma, il discorso di d'Amico

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Assemblea Confitarma, il discorso di d'Amico
Un discorso a tutto tondo quello del presidente Confitarma Paolo d’Amico in occasione dell’assemblea nazionale dell’associazione. L’armamento, i pirati, la burocrazia, il caso Tirrenia. E poi l’ambiente, i contratti di lavoro, la politica dei finanziamenti. Una lunga disamina sullo stato di salute dello shipping e sulle richieste del comparto per “ringiovanire” un sistema che su alcuni fronti richiede riforme legislative importanti e dall’altro il mantenimento di organismi che non vanno modificati, come il Registro Navale Internazionale che, secondo d’Amico, rischia di essere modificato dagli interventi del governo. «Il possibile indebolimento dell’architrave su cui si regge l’intero settore, cioè il Registro internazionale, renderebbe inutile la soluzione degli altri problemi del settore» ha chiarito il presidente degli armatori. Il registro è il frutto di una scelta «lungimirante e premiante che 13 anni fa è stata fatta per sostenere la competitività della bandiera nazionale e per salvaguardare l’occupazione dei marittimi italiani».
All’assemblea, svoltasi ieri a Roma, erano presenti: Altero Matteoli, ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti; Gianni Letta, Sottosegretario alla Presidenza del Consiglio; Cesare Trevisani, vicepresidente Confindustria, e oltre 500 esponenti del mondo politico, amministrativo, armatoriale, economico, marittimo e sindacale.
La flotta. «In soli 13 anni abbiamo rinnovato la flotta ordinando nuove navi per un valore complessivo di quasi 35,5 miliardi di euro. Inoltre, in poco più di un decennio, la flotta è passata da 8,5 a 18 milioni di tonnellate recuperando l’undicesima posizione nella graduatoria mondiale, mentre, sul fronte occupazionale i 38mila occupati a bordo e a terra del 1998 oggi sono diventati quasi 60mila, ai quali si aggiungono oltre 110mila unità nell’indotto». Per questo secondo d’Amico un intervento sul Registro internazionale potrebbe solo peggiorare la situazione portando «all’allontanamento delle navi di bandiera italiana, seguito dalla delocalizzazione dell’industria armatoriale e sull’occupazione dei marittimi italiani». Da qui l’esortazione al ministro Matteoli a «preservare l’architettura che insieme, istituzioni e parti sociali, abbiamo elaborato». 
Pirateria. Nel suo discorso all’Assemblea, il presidente ha dedicato particolare attenzione al problema della pirateria. Secondo d’Amico la legge n. 130 approvata ad agosto, che permetterà di imbarcare a bordo contractors privati in alternativa ai militari, è stato un buon passo del governo. L’auspicio è che a breve la disposizione sia operativa e completata.
La burocrazia. «Siamo prigionieri di un sistema legislativo invecchiato, di anacronistiche soggezioni al documento contro i quali cozzano l’impegno e la buona volontà dei funzionari pubblici. E nonostante si tratti di interventi a costo zero, da due legislature giacciono nelle stanze di Montecitorio e di Palazzo Madama disegni di legge di semplificazione della normativa sul settore marittimo». d’Amico ha poi ricordato che ormai da due anni il mancato rinnovo degli sgravi contributivi al cabotaggio penalizza gli operatori italiani rispetto a quelli europei, in un mercato ormai liberalizzato, e che per proseguire lo sviluppo delle autostrade del mare è indispensabile il rifinanziamento dell’ecobonus.
Finanziamenti ai porti. «Dobbiamo puntare con urgenza a incrementare l’efficienza e la qualità dei servizi offerti nei nostri porti, chiedendo al contempo per essi un sistema rinnovato di regole, in primis l’accoglimento dell’Accordo interassociativo dell’aprile 2007. La crisi internazionale e la conseguente scarsità delle risorse disponibili impongono di razionalizzare al massimo i finanziamenti pubblici nei porti, dando priorità a quei progetti di infrastrutturazione che più rispondono alle esigenze strategiche del sistema portuale nazionale. Ciò consentirebbe di intervenire rapidamente e in modo incisivo sui vincoli che maggiormente condizionano i traffici marittimi nei principali porti nazionali. Cito ad esempio l’annosa problematica del dragaggio, che in alcune realtà sta assumendo aspetti di vera e propria emergenza operativa».
Contratti di lavoro. A proposito dei contratti collettivi nazionali di lavoro, «confidiamo che la trattativa possa concludersi entro l’anno. L’obiettivo è di ottenere, a fronte di aumenti retributivi per i lavoratori, i necessari incrementi di produttività in tutti i comparti, compreso quello del rimorchio portuale».
Ambiente: il caso Civitavecchia. «Sorpresa e preoccupazione» per quanto sta accadendo nel porto laziale, dove, «solo sulla base della visione di fumate prodotte dalle navi in arrivo e in partenza dal porto, prescindendo da analisi strumentali che peraltro già certificano il rispetto dei limiti di legge, è stato contestato un reato penale ai comandanti. Se le navi si vedessero costrette a scalare altri porti, si rischia di compromettere lo sviluppo della città e del territorio».
Il sostegno di Confindustria. Cesare Trevisani, vicepresidente Confindustria per le Infrastrutture, logistica e mobilità, ha condiviso quanto affermato dal d’Amico, ritenendo “fondamentale” la conclusione dell’iter della legge per la riforma portuale approvando in tempi rapidi un testo normativo quanto più possibile condiviso, che riesca a modernizzare l’impianto così come definito dalla legge 84/94, «i cui limiti sono ormai evidenti». Trevisani, si è infine associato alle preoccupazioni di Confitarma in merito ai tagli che possano anche colpire il Registro internazionale, auspicando che tra le misure che verranno approntate nei prossimi giorni, ci siano interventi a salvaguardia di questo strumento. 
84/94: l’intervento di Matteoli. In tema di riforma della Legge 84/94, Matteoli ha annunciato che «oggi (ieri per chi legge ndr) la Commissione Bilancio del Senato approverà un emendamento che consentirà di sbloccare l’iter parlamentare per l’approvazione della riforma della legge portuale».

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