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13/07/2015
logistica, politiche marittime, porti

Annunziata: "La Campania pontile dell'Italia e dell'Europa"

dot Annunziata: "La Campania pontile dell'Italia e dell'Europa"
di Paolo Bosso 
 
Presidente del porto di Salerno da quasi sette anni, Andrea Annunziata è stato fautore e spettatore dello sviluppo dello scalo insieme a Vincenzo De Luca, allora sindaco della città e oggi governatore della Campania. Sarebbe quindi, se non l'ideale, per lo meno uno dei candidati naturali alla presidenza dell'"Autorità di sistema portuale della Campania", il nuovo ente che, insieme a un'altra dozzina, pianificherà e governerà gli scali regionali. Un ente che non c'è ancora, ma che arriverà con la riforma della legge 84/94, approvata in Consiglio dei ministri una settimana fa e, si spera, in dirittura d'arrivo entro l'anno.
 
Ma non è la Regione attualmente a decidere il suo presidente regionale dei porti, e non lo sarà neanche con la riforma. Sarà sempre, e ancora di più, il ministero dei Trasporti a farlo. Il parere della Regione ci sarà sempre, ma non sarà vincolante. La novità, semmai, è che non ci saranno più gli enti locali a indicare nomi, terne di nomi, da consegnare all'ente regionale che a sua volta li porta al dicastero. 
 
È presto per parlare di candidati alla presidenza dell'Autorità di sistema portuale per la Campania. Non c'è ancora. Però, quando la riforma arriverà, lei sarà uno dei candidati naturali, per lo meno per gli addetti al settore
È ancora troppo presto, dico solo che chiunque guiderà il “sistema”, tra i più importanti del Mediterraneo, potrà farlo al meglio solo con una grande esperienza e a due condizioni: massima semplificazione di tutte le procedure autorizzative e maggiore coinvolgimento dei privati, incentivando propri investimenti. 
 
Ma se diventasse “presidente dei porti campani”, cosa farebbe?
Integrerei al massimo la logistica del territorio. Da qui al 2030 l'Italia ha un parco progetti da milioni di teu per i terminal container. Ma senza un'economia del territorio che “spacchetti” a terra i container, per la Campania uno sviluppo dei porti in questa direzione è inutile. Bisogna creare un'unica rete: porti, aeroporti, interporti e ferrovie, con l'aeroporto di Salerno che può fare anche cargo, e quello di Napoli soprattutto passeggeri.
 
Due porti che lavorano insieme
Si parla di accorpamento, di sacrifici. Ma se la riforma dei porti  sarà, come credo, accompagnata da un buon governo centrale e regionale, non c’è da preoccuparsi. Perché significa cominciare a parlare di vera logistica, dove i porti svolgeranno, in maniera più coordinata e ordinata, un ruolo decisivo. Stare insieme in questo modo, cioè con un unico sistema regionale, darà solo benefici. Senza gli egoismi del passato, avremo un ruolo strategico per tanti investimenti e tanta nuova occupazione. La Campania può vantare un’ottima classe imprenditoriale che ha resistito in questi anni e che ha voglia di lavorare nella propria terra in un ambiente più sicuro, più dinamico, con una burocrazia che aiuti e non complichi anche i minimi piani di investimenti.
 
Cos'è che finalmente ha reso possibile l'avvio di una riforma, che il cluster chiedeva da tanti anni?
La forte determinazione del ministro, la necessità di essere al passo con i tempi e gli 1,6 miliardi di euro di finanziamenti Ue per il 2015-2017, che diventano 200 miliardi nei prossimi cinque anni. Queste cose hanno avviato la riforma. E sono convinto che, forse, sarebbe potuta partire prima se non ci si fosse arenati nella questione accorpamenti. Abbiamo perso tempo prezioso, ma sono sicuro che il ministro Delrio saprà velocizzare. Come ha detto più volte, come penisola siamo “il pontile dell’Europa”, e noi campani, al centro del Mediterraneo, non possiamo che averne enormi vantaggi.
 
Quale modello europeo la ispira di più?
Per tanti aspetti, quello inglese, anche se è estremo per noi. Credo che se la Campania integrasse la logistica e i suoi nodi, creando un sistema unico con poli specializzati dove lavorare a terra la merce, l'imprenditore ne sarebbe attirato. Ma dobbiamo allungare i tempi delle concessioni portuali, che sono troppo brevi e non permettono di creare le condizioni per importanti investimenti. Il mercato premia chi ha capacità e risorse private, e il governo, nel progetto di riforma, vuole lasciare spazio ai privati.  Non è forse questo un “modello “inglese”?
 
Insomma è fiducioso del progetto di riforma dei porti disegnato dal governo
Sì. Con la riforma, inclusi i suoi decreti attuativi, si potranno mettere a regime in modo migliore le enormi potenzialità che si hanno, specialmente in Campania. L’esperienza e la tradizione, specialmente del porto di Napoli, insieme alla straordinaria crescita del porto di Salerno, sapranno coinvolgere le potenzialità degli altri porti della nostra regione, tutti strategici, dal settore container al crocieristico, da quello delle autovettire alle merci varie, alle vie del mare fino alla cantieristica.
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