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16/03/2015
porti, storie

Al porto di Napoli due anni di commissariamento

dot Al porto di Napoli due anni di commissariamento
di Paolo Bosso 
 
Era il 15 marzo 2013 quando il ministro dei Trasporti Corrado Passera firmava il decreto per la nomina dell'ammiraglio Luciano Dassatti, già presidente, a commissario dell'Autorità portuale di Napoli. Era il giorno del compleanno del senatore forzista Riccardo Villari che sei mesi dopo, a settembre, spuntò tra i papabili alla presidenza. La sua nomina era data per scontata, ma il ministro dei Trasporti Maurizio Lupi alla fine non firmò e a novembre nominava un altro commissario, il comandante delle Capitanerie Felicio Angrisano, sostituito cinque mesi dopo, ad aprile 2014, dal professore di urbanistica ed ex presidente del Consiglio dei Lavori Pubblici Francesco Karrer, in scadenza tra poco più di un mese.
 
 
Il porto di Napoli ha visto tre commissari in due anni, 731 giorni senza presidente. «Ma il porto è “commissariato” da prima» taglia corto Umberto Masucci, agente marittimo napoletano e guida del Propeller Club nazionale. «Già con Dassatti venivamo da una presidenza debole. Questo porto ha smesso di programmare dopo la presidenza Nerli, alla fine del 2010». Ancora prima per il presidente Assoagenti Andrea Mastellone: «Nel 2006 l'Authority garantiva la nuova darsena di Levante e l'arrivo di portacontainer più grandi. Nove anni dopo stiamo ancora aspettando. Il commissariamento ha risanato i bilanci del porto, riscuotendo i milioni di euro di crediti sulle concessioni, ma siamo impegolati in un immobilismo infrastrutturale mostruoso che parte da lontano». L'Autorità portale, con il suo ruolo, c'entra relativamente. «È un ente - spiega Karrer - con compiti di “indirizzo, programmazione, coordinamento, promozione e controllo” (legge 84/94). Significa che fa pregresso, riscuote i canoni demaniali, autorizza le concessioni, avvia le gare. Il commissariamento è una patologia istituzionale, ma non così grave in un porto». 

A Napoli in questi due anni i passeggeri si sono mantenuti su buoni livelli, sopra la soglia psicologica del milione, e le rinfuse solide e liquide hanno retto, ma i container, ovvero il trasporto dei beni di consumo, sono crollati del 30%. Nel 2014 sono calati di un altro 9,5%, a 431.682 teu. In pratica Napoli, su oltre mezzo milione di container-teu che movimentava fino al 2012, ne ha persi ad oggi oltre 100mila unità. Il traffico crociere tiene, mantenendosi sopra la soglia psicologica del milione di unità, ma anch'esso l'anno scorso registra un calo del 5,2%, a 1.113.762 unità.

L'immobilismo del porto risiede nelle istituzioni e nella coesione imprenditoriale, piuttosto che nella semplice mancanza di un presidente. Quando fu lanciato tre anni fa in pompa magna dalla Regione Campania, il Grande progetto europeo per il porto di Napoli valeva 335 milioni. Oggi ne sono rimasti 154 dopo aver perso varie tranche per scadenza della programmazione. Da ottobre scorso 60 milioni si sono concretizzati in quattro gare per riparare le strade, riallacciare le ferrovie, completare le fogneripulire i fondali e recuperare i reperti archeologici in fondo al mare, ma della darsena di Levante e dei dragaggi, le uniche due opere utili al rilancio dei traffici, ancora nulla. «Le infrastrutture che contano mancano» afferma Pasquale Russo, segretario nazionale del sindacato degli autotrasportatori FAI-Conftrasporto. Quali sono? «In primo luogo c’è il dragaggio dei fondali per consentire l’approdo delle navi moderne da 10mila container-teu, che hanno bisogno di un pescaggio di 15 metri» spiega il presidente dell'Unione Industriali di Napoli Ambrogio Prezioso, «va inoltre completata la darsena di Levante, così come vanno realizzati gli impianti fognari e i collegamenti ferroviari, nonché riqualificata l’area passeggeri, nella zona monumentale». 

«È difficile quantificare i danni fatti finora» secondo Masucci, «c'è una prassi politica che nei suoi rapporti con il porto ha tenuto conto soprattutto dei problemi legati alla presidenza: designazioni, intese, pareri delle commissioni, ricorsi al Tar con Villari. Il porto è stato distratto dalla cosa più importante, coinvolgere imprenditori e istituzioni al suo sviluppo. In scali come Salerno il sindaco e il presidente vanno avanti insieme, qui no». 

«Vogliamo un presidente, Villari va bene, basta che la facciamo finita» afferma Natale Colombo, segretario generale Filt-Cgil Campania. Villari ha vinto a gennaio il ricorso al Tar contro la decisione di Lupi a novembre 2013 di non decretarlo presidente. Intanto il governo sta preparando una riforma nazionale che dovrebbe accorpare le autorità portuali, centralizzando la gestione in un'”agenzia dei porti”. Per il porto di Salerno sarebbero dolori. Piccolo, virtuoso e in buona salute, andrebbe ad accorparsi alla sgangerata realtà napoletana.
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