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03/03/2011

2014, un sistema satellitare integrato eviterà le collisioni in mare

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2014, un sistema satellitare integrato eviterà le collisioni in mare
Nel 2014 le collisioni in nave saranno sempre meno. Con l’entrata in vigore tra meno di tre anni del promettente sistema europeo di navigazione satellitare Galileo si apriranno nuovi scenari in grado tecnologici e giuridici anche per la navigazione da diporto.
Il sistema satellitare è il frutto di un progetto della Cattedra di Diritto della Navigazione dell'Università di Bologna sulla sicurezza della navigazione da diporto e porterà a questa piccola rivoluzione solo se, secondo gli ingegneri dell’ateneo bolognese, si integrerà con gli attuali sistemi Ais e Tcas. Per aumentare la sicurezza in mare e la tempestività dei soccorsi, infatti, sarà necessario aggiornare l'attuale Ais (Automatic Identification System) obbligatorio su tutte le navi passeggeri e le navi merci oltre le 300 tonnellate, sul modello del Tcas (Traffic Collision Avoidance System) il sistema attualmente utilizzato in campo aeronautico.
L'Ais è in grado di informare sulla posizione, sulla prua e la velocità delle unità in navigazione nelle vicinanze, ma non suggerisce le manovre più idonee per evitare la collisione. Il Tcas, invece, interroga tutti gli aeromobili in un certo raggio di posizione con uno scambio dati costante. E in caso di pericolo il sistema suggerisce al pilota una manovra evasiva di cambiamento di rotta/altitudine.
Grazie all'utilizzo della costellazione di satelliti del Sistema Galileo, progettato soprattutto per un utilizzo in campo civile e commerciale, e quindi più preciso rispetto al sistema americano Gps, nato per usi militari, sarà possibile far convergere in unico sistema 'anti collisione' la tecnologia Tcas e Asi.
Oltre al fronte tecnologico sarà necessario aggiornare anche quello amministrativo. Un sistema più sofisticato e preciso per la sicurezza della navigazione da diporto non può prescindere dall'istituzione di un archivio unico delle imbarcazioni da diporto già allo studio delle amministrazioni competenti. L'attuale normativa in Italia prevede infatti l'obbligo di iscrizione al Rid (registro imbarcazioni da diporto) solo per le barche di lunghezza superiore a 10 metri. Le stime parlano di oltre 500 mila unità non registrate.
Più cauta la posizione di Ucina-Confindustria Nautica, secondo la quale la creazione di un archivio unico e la tracciabilità della posizione di ogni imbarcazione per motivi di sicurezza comporterebbe problemi di privacy, laddove l'incidenza di avarie o sinistri in mare ogni anno è pari allo 0,03% del totale nazionale, ben 280 volte inferiore a quello dei veicoli su strada.

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