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05/01/2011

2011, un mercato ambivalente difficile da prevedere

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2011, un mercato ambivalente difficile da prevedere

Anche quest’anno gli armatori orientali mostrano una certa cautela di fronte alle incertezze di un mercato ancora in crisi. Ma i buoni risultati dell’anno appena trascorso, soprattutto nel settore container, creano interessanti aspettative. La ripresa non è uniforme, riguarda molto le nazioni emergenti e l’Oriente che, nell’anno appena trascorso, ha dimostrato di essere ancora in forma mentre l’Europa va a singhiozzo con risultati differenti porto per porto.

La Cina, bussola dei traffici mondiali, nel 2010 ha segnato una ripresa consistente con un +10% complessivo in tutti gli scali. A confermare queste impressioni positive ci pensano l’Asia Shipowners Forum e gli armatori giapponesi di Mitsui O.S.K. Lines, Kawasaki Kisen Kaisha e Nippon Yusen Kaisha, i primi più ottimisti dei secondi, soprattutto sull’eccesso dell’offerta. Secondo l’associazione armatoriale asiatica il traffico container ha avuto un effetto traino andando a stabilizzare la domanda e l’offerta. Ma bisogna stare in guardia : l’Asia Shipowners Forum non considera più sufficiente investire in maniera intuitiva. Si puo’ insistere nella costruzione di nuovo naviglio, gli armatori possono stare tranquilli poiché si tratta di investimenti sicuri, ma bisogna mettere mano ai servizi transoceanici, cambiare le rotte e razionalizzare i traffici.

Più cauti gli armatori giapponesi. «Quest'anno - osserva Koichi Muto,  presidente del gruppo Mol - ci aspettiamo che molte nuove navi vengano consegnate al mercato ed è difficile essere tranquilli circa le condizioni del mercato del trasporto marittimo quando si pensa al futuro bilanciamento tra domanda e offerta di navi». Il presidente Nyk, Yasumi Kudo, analizza gli anni trascorsi nel mondo del trasporto container: «Nel 2009 c’è stata una drastica diminuzione del 15% rispetto all'anno precedente, dall'Asia all'Occidente, e durante lo scorso anno, il 2010, c’è stato un deciso recupero del 15% circa sull'anno precedente segnando una ripresa superiore alle attese. In definitiva abbiamo avuto bisogno fortunatamente di un anno solo per riportare il traffico merci al livello precedente allo shock Lehman Brothers ». Da qui le considerazioni sul futuro, ottimistiche ma non rassicuranti sul fronte dell’eccesso di naviglio. « In considerazione della combinazione tra la crescita prossima al 5% per i mercati dell'Occidente e la crescita a due cifre prevista in Asia - spiega Kudo - il Research Group della Nyk ritiene che nel 2011 e nel 2012 il traffico containerizzato mondiale crescerà del 7-8% e che nei due anni il tasso annuale di crescita della capacità nel settore container sarà di circa il 10% a causa del completamento di numerosi ordini in sospeso per la costruzione di nuove navi portacontainer. Ciò determina un divario crescente tra la domanda e l'offerta, alla quale dobbiamo essere preparati per alcuni anni a venire». 

A sottolineare l’altalenanza del mercato ci pensa Muto: «Se da un lato le nazioni emergenti stanno crescendo con impeto determinando un ulteriore aumento della distribuzione delle merci, dall'altro l'Europa, il Nord America e il Giappone, che rappresentano il 60% del prodotto interno lordo mondiale, continuano ad essere gravate da fattori destabilizzanti». Secondo l’armatore giapponese le uniche economie su cui si puo’ contare sono quelle cinesi e tedesche, a detta sua « molto solide ».

L’ambivalenza dei traffici e la difficoltà nel fare previsioni è ben visibile in Italia. Nel dettaglio, sul fronte container, a crescere sono soprattutto gli scali liguri, con risultati a doppia cifra fino alla fine del 2010: La Spezia +22,8% (aggiornato a novembre 2010) ; Genova +14,6% che supera cosi’ Barcellona, Savona +14,3% (aggiornato ad agosto 2010) ; Livorno +7,3%; Ancona + 6,1% e Venezia +2,6%. Male il transhipment con gli scali nordafricani che vanno ad un ritmo super. Mentre Gioia Tauro è scesa del 5,1% Tanger Med è cresciuta di oltre il 50%. Taranto invece ha lo scettro tra i porti con la peggior performance: -26,4%.

In definitiva, la difformità dei traffici mondiali è un segnale di attenzione. Indica che la ripresa non è vicina. Gli investimenti ci sono. Alcuni settori, come il transhipment nel Mediterraneo, saranno i protagonisti quest’anno. Degli scali nordeuropei ci si puo’ fidare e l’Italia deve pensare ad un piano logistico serio e concertato. 

 

Paolo Bosso

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